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Scusi, lei ha un programma politico? No, però intanto lo chiamo Italia

Dice che non sarà un partito. Però si chiama Noi italiani e, in questo tempo sospeso in cui il massimo dell’utopia è un partito che si chiami “della Nazione”, dire “noi italiani” è già il massimo di contenuto. L’associazione battezzata da Diego Della Valle sarà “un incitamento ad amici e colleghi a mettersi a disposizione del paese”.

29 Aprile 2015 alle 17:22

Scusi, lei ha un programma politico? No, però intanto lo chiamo Italia

Diego Della Valle (foto LaPresse)

Dice che non sarà un partito, e ci mancherebbe solo. Però si chiama Noi italiani e, in questo tempo sospeso in cui il massimo dell’utopia è un partito che si chiami “della Nazione”, dire “noi italiani” è già il massimo di contenuto – un manifesto, una risoluzione strategica – cui poter aspirare. L’associazione battezzata da Diego Della Valle sarà “un incitamento ad amici e colleghi a mettersi a disposizione del paese”. Un’associazione di idee, insomma: qualcosa meno di un lapsus. Non “di destra né di sinistra”, ché quella netta bipartizione del mondo solo le scarpe possono ancora permettersi. In questo tempo sospeso, tomisticamente “nomina sunt absentia rerum”. Così il nome proprio “Italia”, e l’aggettivo suo, hanno subìto uno slittamento semantico. “Italia”, da espressione geografica, o metafora vagamente statuale, è diventato un contenuto politico specifico, un programma autoevidente. Il Partito comunista era “italiano”, il repubblicano era “italiano”, pure i Radicali sono “italiani”.

 

Ma erano comunisti, repubblicani, radicali (i democristiani no: a dimostrazione che i cattolici non sono italiani) con i loro programmi, accidentalmente incardinati alla penisola. Il mutamento è (curiosamente?) avvenuto ad opera di quella società civile, di quella borghesia, di quei mecenati prestati alla politica che hanno sempre accusato i partiti di mancanza di contenuto. Cosicché Mr. Tod’s fonda un’associazione di cui si ignorano senso e scopo, se non che sono “italiani”. Corrado Passera ha fondato un partito, Italia unica, la cui direzione di marcia, a tutt’oggi, è tautologicamente fissata nel titolo. Precursore fu Montezemolo con Italia Futura, e la sua storia è icona della mancanza di futuro. C’è il bombastico Fratelli d’Italia, e pure lì il contenuto sta chiuso nell’inno di Mameli. Direte: ha iniziato il Cav. Ma, primo, Forza Italia è stato un brand di successo; secondo, l’aveva scelto un grande pubblicitario come Marco Mignani, e non era il contenuto: era il claim. L’immenso Mino Reitano, in due versi cantava un intero programma politico: “Quest’Italia che respira / sempre bella e c’è un perché”. In questo tempo sospeso, sarebbe quantomeno a capo di un think tank.

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