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Cosa unisce Salvini e i piccioni

Mentre sotto si discute di umani migranti, sopra volano i rondoni mezzo africani mezzo bolognesi 

11 Giugno 2019 alle 06:00

Cosa unisce Salvini e i piccioni

(Foto Pixabay)

Per non derogare alle leggi della concorrenza, parlerò bene di una cosa collocata ai margini della Repubblica delle idee bolognese, ed esattamente sopra i tetti e dentro le tegole di San Petronio. La piazza, che accoglieva una gran folla di uditori con la facciata della basilica accanto e quella del Comune di fronte, posti di arcivescovi cordiali e di zingari felici, è un teatro mirabile per la premura verso la bellezza e i suoi monumenti, in un paese e un continente così pieni di storia. La nostra storia, e il suo capolavoro costituzionalmente protetto, il paesaggio, è però una permanente combinazione di natura e lavoro, e tutto il cotto di piazza Maggiore sembra non lasciare spazio alla natura.

 

Se non fosse che un gruppetto di ornitologi aveva piazzato un suo cannocchiale puntato sul nido di falchi pellegrini, con la madre e i piccoli già piuttosto grandicelli, e tre o quattro altri adulti che ogni tanto spiccavano il volo inseguiti da una sarabanda di centinaia di rondoni, intrepidi. (Nel volo piano hanno il record mondiale, ma in picchiata il falco pellegrino tocca i 300 kmh, i rondoni solo i 220…). I piccioni facevano figura mortificata, benché qualcuno, più orgoglioso, prendesse ogni tanto un’aria da rapace su un angolo di muro, per confondere gli spettatori meno ammaestrati. Del resto, un piccione è un piccione, ma a scambiarlo per un falco pellegrino diventa un falco pellegrino percepito.

 

Come Salvini, di cui in un dibattito adiacente ci è stato chiesto se sia fascista: no, a sentire alcuni autorevoli specialisti. Però un fascista percepito, abbastanza. Così, mentre sotto si discuteva accanitamente di umani migranti e socialdemocratici danesi, sopra i rondoni migratori mezzo africani mezzo bolognesi sfrecciavano ospitalmente. Prima i rondoni, certo: ma c’è spazio anche per i falchi pellegrini e per i terrestri lettori di Repubblica. (“Per arrivare da noi in Europa, i rondoni comuni attraversano il mare, dopo aver risalito tutto il continente africano, sorvolando le foreste equatoriali, le sabbie del Sahara e la dorsale dell’Atlante. Partono dai cieli del Mozambico, e percorrono fino a 1.000 km al giorno, senza mai fermarsi, né toccare terra”. Franco Sacchetti, “Dove i rondoni vanno a dormire”, Round Robin 2019, graphic novel, c’è tutto. Grazie a Gregorio Botta, al Festival dei Rondoni, all’associazione Monumenti Vivi e all’Associazione Ornitologi dell’Emilia Romagna).

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Commenti all'articolo

  • cesare battisti

    11 Giugno 2019 - 16:04

    Se lo si percepisce così sarà meglio spingere qualche avanguardia di massa, ma organica alla classe, a dare qualche segno tangibile della nostra volontà antifascista!

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