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Il mondo si svegli davanti al calvario di Asia Bibi

Milioni di picchiatori e linciatori sono scesi in strada per aggredire la donna accusata di blasfemia in Pakistan. Tutti noi stiamo assistendo senza fare nulla

6 Novembre 2018 alle 06:00

Il mondo si svegli davanti al calvario di Asia Bibi

La giovane Asia Bibi è stata assolta dal reato di blasfemia dalla Corte Suprema però non può lasciare il Pakistan (Foto LaPresse)

I giornali danno notizia di un’aggressione a qualcuno, malvisto per il suo aspetto, la sua origine, durante la quale nessuno degli astanti interviene a sua difesa. Oppure sì, una interviene, e poi dice amaramente: “Nessun altro però mi ha aiutata”. Oppure, molto più raramente, intervengono più testimoni e riescono a impedire il pestaggio e gli insulti e a soccorrere la vittima. Ascoltiamo o leggiamo queste notizie e ci chiediamo come ci comporteremmo se capitasse a noi di assistere a una scena simile. Non è facile rispondere. Guardate che cosa succede attorno alla piccola signora Asia Bibi. Dopo otto anni di calunnie e di carcere duro, lontano dai suoi 5 figli e dal resto della sua famiglia, una condanna a morte, gli inviti ad abiurare alla propria fede cristiana e a convertirsi all’islam, il governatore di un grande stato come il Punjab, musulmano, e il ministro per le minoranze, cattolico, assassinati per aver difeso i suoi diritti, dopo un simile calvario la piccola Asia Bibi ha trovato nella Suprema Corte giudici – musulmani – illuminati e fedeli abbastanza da assolverla da un’accusa dall’inizio vergognosamente pretestuosa e superstiziosa.

 

E di nuovo a milioni i picchiatori, i linciatori, sono scesi in strada per aggredire la piccola signora, milioni, in Pakistan e fuori. Un pestaggio colossale che ha fatto cedere di nuovo lo Stato pakistano, vietare a lei, assolta perché innocente, di lasciare il paese, e assegnarla di nuovo, per difenderla dall’aggressione dei milioni, al carcere o a un altro isolamento coatto. Tutti noi, uno per uno, o i nostri governi, i nostri Stati, stiamo assistendo a questa aggressione di malviventi, a questo pestaggio di un’inerme, su una scala colossale. Non occorre che ci chiediamo che cosa faremmo se succedesse a noi di assistere. Stiamo assistendo. Come se fossimo in un autobus di periferia, di sera: il mondo.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    06 Novembre 2018 - 10:10

    Non perdiamo tempo con queste cose, che dobbiamo occuparci di Salvini con la Isoardi! Il fatto è che il sistema dei media in Italia assomiglia ad un campo di rieducazione cambogiano (di quando c'era Pol Pot) e che stiamo assistendo al fallimento di un ceto giornalistico "pusillo, credulone, bugiardo e ruffiano. Rincoglioniamoci con la "Maratona Mentana", che è tutto quello che sappiamo fare e pensare.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    06 Novembre 2018 - 10:10

    Dal nostro, piccolo, autobus non blindato assistiamo come fosse periferia. Ma poi ci risvegliamo parcheggiati a "casa nostra" dove la Corte Europea dei Diritti Umani (non pakistana) sentenzia l'incorporazione di fatto del reato di Blasfemia nel diritto comunitario, dopo 7 anni corti come la memoria, da Charlie Ebdo: una donna austriaca condannata in via definitiva per aver suggerito la pedofilia del profeta che sposó una bambina di 9 anni (non nell'età della pietra, né in quella del bronzo, ma 700 anni dopo Cristo.) La Corte Europea afferma che criticare Maometto costituisce reato di incitazione alla violenza. I milioni di assatanati pakistani nonnpotrebbero essere più d'accordo, e si vedono riconosciuta ed elevata la loro violenza. Per la cirte sarebbero persone "offese" nella loro fede religiosa. La Corte ha motivato la sentenza coll'esigenza di mantenere la pace sociale in europa. Come manteneva la pace quell'antisemita di Chamberlain.

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