Ipnotizzarsi davanti a Putin e salvarsi col cortisone

Forse era solo effetto della febbre. Sono bastate quattro coperte e i canali tv nazionali

2 Marzo 2018 alle 06:10

Ipnotizzarsi davanti a Putin e salvarsi col cortisone

Vladimir Putin durante il discorso alla nazione (foto LaPresse)

Mi sono ammalato, ho letto dei libri (“Gli ebrei di Rembrandt” di Nadler, “Il Terzo Reich” di Bolaño) poi ero stanco, ho guardato a lungo la neve, poi avevo la febbre alta, ho preso un’altra tachipirina e mi sono sdraiato imbacuccato alla televisione. Passavo da un canale all’altro e forse ormai deliravo: dovunque le stesse facce fanatiche dicevano le stesse frasi con le stesse fisionomie alterate e insieme sorridenti, come in un teatro espressionista. Dopo un po’ potevo anticiparle, risposte e domande.

 

Ho sudato freddo ed è servito a sfebbrarmi, mi è sembrato. Ho potuto tornare ai canali internazionali e guardare Putin che illustrava nel discorso alla nazione, con grandi schermi video alle spalle, le tre nuove armi segrete di cui la Russia si è dotata e che la rendono ora di fatto irresistibile. Sono un missile nucleare a testata multipla di gittata sconfinata che sfugge a qualsiasi sistema di difesa, un altro missile supersonico senza eguali sulla terra, fulmineo e inesorabile “come un meteorite”, e finalmente un drone sottomarino, più veloce di qualunque mezzo navale di superficie o di profondità mai esistito, armato di congegni convenzionali e nucleari e capace di raggiungere silenziosamente qualunque punto del pianeta.

 

Ascoltavo ipnotizzato, come se avessi avuto di fronte Omero in persona a cantare l’intercessione di Teti e la fucina di Efesto e la meraviglia dello scudo di Achille. Ho messo una mano sulla fronte: ero desto o sognavo? Ed ecco che Putin annunciava l’indizione di una consultazione online in cui il popolo russo avrebbe suggerito e votato i nomi da dare alle tre grandiose nuove armi. Ho rimesso la mano sulla fronte, scottava. Mi sono rassicurato, era un incubo, era la febbre. Mi sono messo sopra altre quattro coperte e sono tornato ai canali nazionali. C’era una faccia patibolare e insieme artificiosamente sorridente che rigridava il suo programma, come se avesse in tasca un drone subacqueo e un missile celeste invulnerabili. Ho cambiato canale e c’era una presentazione di ministri, brave persone, facce rassicuranti, un casting democratico. Una consultazione online aperta al popolo intero avrebbe potuto suggerire i nomi dei ministeri da sorteggiare fra loro. Marx è morto, Woody Allen infilzato per molestie, io ho preso del cortisone.

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