La guerra mondiale tra uomini e donne, dall'America all'Afghanistan

Non stiamo esagerando, ma allarghiamo i confini delle idee

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La resa dei conti fra donne e uomini su violenze, ricatti, abusi e molestie sessuali sta esagerando? Che sciocchezza. Ci sono sulla terra più o meno 7 miliardi e mezzo di esseri umani. Gli uomini, a quanto pare, sono in maggioranza, ma con numeri così grandi possiamo anche far conto che siano la metà. Ci sono i bambini, che possono considerarsi esenti dai comportamenti in questione nei confronti di madri, sorelle e altre bambine, fino a un certo punto: un punto piuttosto precoce. Inoltre si può credere che alcuni uomini – non tanti, del resto – non abbiano mai partecipato di quella gamma di violenze abusi e molestie. Tutto sommato si può pensare che gli uomini che hanno agito o agiscono in un modo variamente “scorretto” verso le donne (me compreso) siano ben più di tre miliardi. La loro alleanza non è dichiarata ed è perciò più robusta.

  

Un vastissimo numero di costoro dichiarerebbe, anche a se stesso, di non sapere né credere di trattare le “proprie” donne e le donne in genere in maniera perseguibile o anche solo criticabile. Un buon numero rivendicherebbe quei comportamenti come fondati nel diritto naturale o, meglio, nei comandamenti del Dio unico. Certo il confronto fra uomini e donne è di gran lunga il più ampio e profondo della storia del genere umano – oltre quel confine c’è il confronto fra genere umano e altri animali. La campagna americana, pubbliche denunce, dimissioni, licenziamenti di rango, processi e condanne, suicidi, sconvolgimenti elettorali e istituzionali, per quante approssimazioni ipocrisie oltranzismi e strumentalismi vi si possano riconoscere, non è che l’inizio, per così dire. E’ la forma che prende civilmente la guerra mondiale per la riconquista delle donne che si va altrove combattendo con il coltello fra i denti e che ha avuto la sua più recente avanguardia nel cosiddetto Stato islamico. Quando una campagna fondata e troppo a lungo dilazionata esplode non può che correre, omericamente, come un gran fiume in piena che trascina con sé fango e detriti, e non come un limpido ruscello alessandrino: per fare un esempio piccolo piccolo pensate alla cosiddetta Tangentopoli, che pretendeva di dividere il mondo in corrotti e incorrotti e di farne giustizia. E anche questa gran guerra, come quella imbarazzante scaramuccia, si può perdere.

  

Ora nessuno può immaginare che il polo americano della vertenza, e le sue ancora timide propaggini europee, contagi rapidamente e vittoriosamente il resto del mondo e si faccia riconoscere in trasparenza come la posta principale della sparpagliata guerra mondiale in corso. Nel resto del mondo la gran notizia è che le donne saudite andranno al cinema grazie a un principe azzurro. (Gran notizia davvero, intendiamoci). Nel resto del mondo ci si dice che era davvero lungimirante la cura messa a non far nascere le bambine. C’è un orizzonte enorme spalancato davanti all’intelligenza umana e non è detto che si abbia voglia di guardarci dentro. Non so, un presidente degli Stati Uniti generosamente accusato di molestie sessuali che debba sostenere il rispetto per le donne afghane. Delle polarizzazioni che attraggono l’attenzione dei politologi, compresa quella fra ricchissimi e poverissimi, quella fra donne che mettono a nudo gli uomini e donne che gli uomini coprono di un sudario nero è la più esplosiva, e oltretutto coincide, bel paradosso, con quella fra ricchi e poveri, sicché fa apparire la denuncia delle violenze e delle molestie maschili come un lusso di Hollywood e dell’Alabama. Insomma non è che l’inizio, anche solo per allungare il guinzaglio alle idee.

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