E' un brutto ambiente

Matteo Matzuzzi
“La crisi ecologica mette a rischio l’esistenza della specie umana”, dice il Papa all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite prima di lodare l’accordo nucleare con l’Iran e appoggiare l'Agenda per lo sviluppo sostenibile.

New York. C’è tanto ambiente nel lungo intervento che Francesco ha pronunciato davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, terzo Papa a farlo dopo Paolo VI nel 1965, Giovanni Paolo II nel 1979 e 1995 e Benedetto XVI nel 2008. Anzitutto, ha detto il Pontefice dopo aver reso omaggio “a tutti gli uomini e le donne che hanno servito con lealtà e sacrificio l’intera umanità in questi 70 anni” e aver ricordato Dag Hammarskjold, il segretario generale morto in un incidente aereo nel 1961 durante una missione in Africa (in circostanze mai del tutto chiarite), “occorre affermare che esiste un vero diritto dell’ambiente”. In primo luogo, ha detto Francesco, “perché come esseri umani facciamo parte dell’ambiente. Viviamo in comunione con esso, perché l’ambiente stesso comporta limiti etici che l’azione umana deve riconoscere e rispettare”. L’uomo, ha aggiunto, “anche quando è dotato di capacità senza precedenti che mostrano una singolarità che trascende l’ambito fisico e biologico, è al tempo stesso una porzione di tale ambiente. Possiede – ha aggiunto il Papa – un corpo formato da elementi fisici, chimici e biologici, e può sopravvivere e svilupparsi solamente se l’ambiente ecologico gli è favorevole. Qualsiasi danno all’ambiente, pertanto, è un danno all’umanità”. In secondo luogo, ha sottolineato, “perché ciascuna creatura, specialmente gli esseri viventi, ha un valore in se stessa, di esistenza, di vita, di bellezza e di interdipendenza con le altre creature”. L’abuso e la distruzione dell’ambiente “sono associati a un inarrestabile processo di esclusione. In effetti, una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli e i meno abili, sia per il fatto di avere abilità diverse (portatori di handicap), sia perché sono privi delle conoscenze e degli strumenti tecnici adeguati o possiedono un’insufficiente capacità di decisione politica”. 

 

L’esclusione “economica e sociale” – ha affermato Bergoglio – “è una negazione totale della fraternità umana e un gravissimo attentato ai diritti umani e all’ambiente”. Ecco perché, ha aggiunto, “alzo la mia voce, insieme a quella di tutti coloro che aspirano a soluzioni urgenti ed efficaci. L’adozione della “Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” durante il vertice mondiale che inizierà oggi stesso è un importante segno di speranza. Confido anche che la Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico raggiunga accordi fondamentali ed effettivi”. Fare discorsi, ha precisato però il Papa, non basta: “Il mondo chiede con forza a tutti i governanti una volontà effettiva, pratica, costante, fatta di passi concreti e di misure immediate, per preservare e miglirare l’ambiente naturale e vincere quanto prima il fenomeno dell’eclusione sociale ed economica”. Come prevedibile, Francesco ha usato una parte importante del suo intervento per parlare di povertà: “Affinché questi uomini e donne concreti possano sottrarsi alla povertà estrema, bisogna consentire loro di essere degni attori del loro stesso destino. Lo sviluppo umano integrale e il pieno esercizio della dignità umana non possono essere imposti. Devono essere costruiti e realizzati da ciascuno, da ciascuna famiglia, in comunione con gli altri esseri umani e in una giusta relazione con tutti gli ambienti nei quali si sviluppa la socialità umana”. I governanti, di conseguenza, “devono fare tutto il possibile affinché tutti possano disporre della base minima materiale e spirituale per rendere effettiva la loro dignità e per formare e mantenere una famiglia, che è la cellula primaria di qualsiasi sviluppo sociale. Questo minimo assoluto, a livello materiale, ha tre nomi”, ha detto Bergoglio: “casa, lavoro e terra”. Ma anche un “nome a livello spirituale: libertà dello spirito, che comprende la libertà religiosa, il diirtto all’educazione e agli altri diritti civili”. 

 

La crisi ecologica, ha sottolineato, “insieme alla distruzione di buona parte della biodiversità, può mettere in pericolo l’esistenza stessa della specie umana. Le nefaste conseguenze di un irresponsabile malgoverno dell’economia mondiale, guidato unicamente dall’ambizione di guadagno e di potere, devono costituire un appello a una severa riflessione sull’uomo”. E qui il Papa ha citato un passaggio del discorso di Benedetto XVI al Budestag del 2011, quando Ratzinger disse che “l’uomo non si crea da solo. E’ spirito e volontà, però anche natura”. 

 

Sul capitolo “guerra”, il Pontefice ha ribadito è che “la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione all’ambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli”. A tal fine, “bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato”. Il Papa ha lodato “il recente accordo sulla questione nucleare in una regione sensibile dell’Asia e del medio oriente” come “prova delle possibilità della buona volontà politica e del diritto, coltivati con sincerità, pazienza e costanza”. Anche perché, ha rimarcato, “non mancano gravi prove delle conseguenze negative di interventi politci e militari non coordinati tra i membri della comunità internazionale”. Per questo, “non posso non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il medio oriente, del nord Africa e di altri paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici e anche con quella parte dei membri della religione maggioritaria che non vuole lasciarsi coinvolgere dall’odio e dalla pazzia, sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nell’alternativa di fuggire o di pagare l’adesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitù”. Queste realtà, quindi, “devono costituire un serio appello a un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilità della conduzione degli affari internazionali. Non solo nei casi di persecuzione religiosa o culturale, ma in goni situazione di conflitto, come in Ucraina, in Siria, in Iraq, in Libia, nel Sud Sudan e nella regione dei Grandi Laghi, prima degli interessi di parte, pur se legittimi, ci sono volti concreti”.

 

Dopo aver parlato di “un altro tipo di conflittualità” che “silenziosamente comporta la morte di milioni di persone”, il narcotraffico, Francesco ha detto che “la casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perché li si considera nient’altro che numeri di questa o quella statistica. La casa comune di tutti gli uomini deve edificarsi anche sulla comprensione di una certa sacralità della natura creata”. Infine, “non possiamo permetterci di rimandare alcune agende al futuro. Il futuro ci chiede decisioni critiche e globali di fronte ai conflitti mondiali che aumentano il numero degli esclusi e dei bisognosi”.

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.