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Gli anni più belli

La recensione di G. Muccino, con M. Ramazzotti, P. Favino, K. Rossi Stuart, C. Santamaria

14 Febbraio 2020 alle 15:21

La versione gabrielemucciniana di “C’eravamo tanto amati”, diretto nel 1974 da Ettore Scola: quasi un sequel, al netto dei talenti rispettivi e delle sceneggiature che (inequivocabile segno dei tempi) mordono sempre meno, nel senso della crudeltà. Ormai l’ex giovane regista è più riconoscibile di Nanni Moretti: basta una scena recitata con energia, che spesso vuole dire “fuori la voce”, seguita da un melodrammatico slancio. Il brano di Claudio Baglioni, stesso titolo del film, cerca di trascinare i cinici che son rimasti composti nelle loro poltrone, per dispetto all’invadente colonna sonora di Nicola Piovani. Come resistere alla “meglio gioventù” che brinda, dopo varie peripezie, “alle cose che ci fanno stare bene”? (chapeau al brillante intreccio tra i consigli della nonna e la New Age).

 

Negli anni 80, sedicenni, andavano alle manifestazioni, due già amici e il terzo che lo diventa dopo essersi beccato un proiettile in pancia. Da grandi sono Pierfrancesco Favino, avvocato di successo. Ma nel frattempo ha perso l’anima, segnatevelo, ha cominciato difendendo d’ufficio i bisognosi e ora sta dalla parte dei corrotti (anche il regista più borghese di tutti, che proprio per questo e per la sua bravura tecnica si era fatto amare, disprezza la borghesia). Kim Rossi Stuart dopo anni di precariato ha finalmente un posto da insegnante (con quel sovrappiù di noia e di tristezza che sempre hanno al cinema i lettori di libri). Claudio Santamaria aveva ambizioni da critico cinematografico (comincia su una rivisita chiamata Zapruder) e dopo molta disoccupazione si fa grillino, perdendo le elezioni. Donne, una soltanto: Micaela Ramazzotti (già da piccola, quando l’attrice è Alma Noce, ha già tutti i birignao che svilupperà da grande). Dallo stereotipo “fragile, svampita, poco amata da piccola, sempre sull’orlo della crisi di nervi, pasticciona nelle relazioni e generosa delle proprie grazie” proprio non si esce. Sullo sfondo, il crollo del Muro di Berlino, Mani pulite, la discesa in campo di Berlusconi, le Torri gemelle. Per festeggiare i centenario di Federico Fellini, un bagno nella fontana di Trevi.

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Commenti all'articolo

  • leless1960

    17 Febbraio 2020 - 11:39

    Sarà anche Pop ma io mi sono emozionato, a cominciare dalla scena in cui Michela, da piccola, si concede la prima volta, di fretta, al suo amore perché deve cambiare città e vuole lasciargli un segno incancellabile del loro amore. Dico solo che i critici fanno una vita grama, costretti a spaccare il capello in quattro. Ma loro, la nostra Maria Rosa, se la fanno mai una risata in sala, versano mai una semplice lacrima di emozione, senza pensare se è un piano sequenza o un'altra cosa?

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