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Peterloo

La recensione del film di Mike Leigh, con Rory Kinnear, Maxine Peake, Pearce Quigley, David Moorst

22 Marzo 2019 alle 15:14

L’esercito inglese ha sconfitto Napoleone a Waterloo, il soldatino torna a casa solo. Mike Leigh chiarisce subito che sono i poveri a fare la guerra, mentre il duca di Wellington intasca un bel po’ di sterline per il servizio reso (accanto alle sue truppe combatteva l’esercito prussiano). Stacco su una donna che prepara pasticci di carne – quasi in tempo reale, possiamo segnarci la ricetta. Stacco sui telai e i lavoratori sfruttati, mentre una donna intona il “Song of the Poor”. A Manchester, il 16 agosto del 1818, la cavalleria caricò i manifestanti disarmati che chiedevano suffragio universale e rappresentanza in Parlamento: votava solo il 3 per cento della popolazione, e la regione non aveva rappresentanti. A battezzare il massacro “Peterloo” – con senso della notizia e dello scoop, erano passati tre anni da Waterloo – furono i giornalisti della locale gazzetta (antenata del Guardian che leggiamo quando la stampa italiana scarseggia di soddisfazioni). Mike Leigh racconta al mondo intero, con il contributo di Amazon che assieme al British Film Institute produce il film, “una pagina di storia che a scuola non insegnano” (ora però a Manchester una mostra commemora i 200 anni trascorsi dalla rivolta, e i 18 morti). E lo fa a modo suo, con 160 attori, due ore e mezza di durata, una ricchezza di dettagli e di situazioni già sperimentata con “Turner”. Solo che lì c’era un pittore brontolone (ma dal gusto sicurissimo), la Royal Academy Of Arts, una serva, un po’ di famiglia. Qui c’è una società intera. Il re impazzito (Re Giorgio III, avvelenato dal piombo e già messo a dura prova dalle colonie americane). I dibattiti parlamentari e l’esercito mandato sul posto. I capipopolo locali e l’oratore elegantone arrivato da Londra (“veste di bianco per essere riconoscibile tra la folla”). L’associazione delle donne e la spia prezzolata. E naturalmente il massacro, girato con indiscutibile bravura. Prima di arrivarci, tra il rivoluzionario fabbricante di spazzole e il tipografo più veloce di Manchester, bisogna stare attenti per non perdere il filo. Per godersi gli accenti e la bravura degli attori, bisognerà aspettare lo streaming su Amazon.

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