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Morto tra una settimana o ti ridiamo i soldi

La recensione del film di Tom Edmunds, con Tom Wilkinson, Aneurin Barnard, Freya Mavor

23 Novembre 2018 alle 18:45

Sembra la fiera degli smemorati. L’esercizio di chi reinventa ogni giorno l’acqua calda. Il regista Tom Edmunds rievoca le chiacchiere con il produttore, vedi alla voce “da dove viene l’idea per questo film?” (messe in bella copia, serviranno poi durante le interviste). Ricordano, in materia di black humour, l’eccelso Martin McDonagh di “In Bruges - La coscienza dell’assassino” e di “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”. Ricordano gli eccelsi fratelli Ethan e Joel Coen, che cominciarono a praticare l’arte tanti anni fa con “Blood Simple” (l’ultimo, un western a episodi intitolato “La ballata di Buster Scruggs”, è già su Netflix). Per impratichirsi in materia di suicidio, sostengono di aver letto – parole loro, tradotte nell’insulso genere letterario che sono le note per la stampa – “moltissima filosofia esistenziale, Heidegger, Sartre e Camus”, e di aver consultato i volontari del telefono azzurro. Tutto benissimo, per carità. Tra tanti affanni resta incomprensibile, e clamorosa, la dimenticanza di Aki Kaurismaki e del suo film “Ho affittato un killer”, con Jean-Pierre Léaud – il finlandese diceva di averlo girato perché i britannici non facevano più commedie inglesi vecchio stile, e aveva deciso di porre rimedio (ma come tutte le affermazioni del regista non va presa sul serio, durante le interviste ha la bottiglia a portata di mano). Trama: un impiegato viene liquidato dopo 15 anni di onorato servizio, con una pacca sulle spalle e l’orologio della ditta. Vuole morire, ma essendo incapace a tutto – non ha pagato la bolletta, quindi non c’è gas; la trave non regge; le pillole son scadute – affitta un killer che faccia lo sporco lavoro al posto suo. Passano pochi giorni, si innamora di una fanciulla e vuole rescindere il mortifero contratto (verrà fuori che i sicari hanno un’etica professionale molto rigida). “Morto tra una settimana o ti ridiamo i soldi” si configura come film fotocopia. Sbiadita e poco nera. Anzi, con cedimenti sentimentali: il killer Tom Wilkinson è alla fine della carriera, ha bisogno di portare a termine il lavoro anche se ormai perde colpi e lo vogliono cacciare.

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