Tuo, Simon

La recensione del film di Greg Berlanti, con Nick Robinson, Josh Duhamel, Jennifer Garner, Katherine Langford

1 Giugno 2018 alle 17:15

Ha la famiglia perfetta, a parte una sorella piccola che guarda troppi programmi di cucina e fa pratica ogni giorno usando il parentado come cavia. Così perfetta che la mamma psicologa lo avverte “se fossi in cura da me saresti meno timido” quando Simon contesta la serie da vedere tutti insieme (una sera a settimana, si spera per loro, all’idea di una serata tv istituzionale scapperemmo anche noi). La mamma psicologa propone “The Affair”, l’adolescente pensa che la serie non sia adatta, troppe scene di sesso. Unico cruccio del liceale: non riesce a dire ai genitori “mi piace il giovanotto muscoloso che tiene in ordine il giardino dei vicini”. Pur sapendo che i genitori non sarebbero per nulla contrari. Finché su un blog un altro ragazzo della scuola si dichiara gay, con lo pseudonimo di Blue. Brivido, mail, controllo maniacale del telefonino (il preside che cerca una ragazza su Tinder li sequestra appena ne vede uno nei corridoi), risposta alla mail, altro brivido, ripetere finché lo spettatore ha messo da parte ogni pregiudizio e si strugge di tenerezza (ammesso che gli spettatori con pregiudizi vadano a vedere film come “Tuo, Simon”). Finché Simon lascia la mail aperta su un computer della scuola – ammesso che queste cose capitino anche ai nativi digitali – e il bulletto della scuola lo ricatta: “O mi fai conoscere la tua amica Abby o faccio girare la corrispondenza segreta”. Il bulletto sta provando “Cabaret”, lo spettacolo scolastico (dovrebbe essere segno di gaytudine, come la passione per “Les Misérables”: prendiamo nota che il musical ha preso il posto dell’opera lirica). Alla festa in maschera compare vestito da “lapsus freudiano” – sottoveste con scritte, giacca maschile e barbone da Sigmund Freud, funziona solo in inglese dove si dice “freudian slip” e per slip si intende anche la sottoveste. Non il massimo per conquistare una ragazza vestita da Wonder Woman. Sono le cose più divertenti in mezzo a tanto sciroppo. Come le prime fissazioni amorose. Daniel Radcliffe – il maghetto Harry Potter – per Simon. John Snow di “Game of Thrones” per il misterioso “Blue”: ho capito che ero gay quando non guardavo le tette di Daenerys Targaryen.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi