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E se Putin hackerasse il Festival di Sanremo? Tanto qui tutti dormono

Chissà, la finale potrebbe vincerla Al Bano

9 Febbraio 2019 alle 06:00

E se Putin hackerasse il Festival di Sanremo? Tanto qui tutti dormono

Claudio Bisio e Virginia Raffaele (foto LaPresse)

Sanremo, dal nostro inviato. A Sanremo la gente c’ha sonno. Sono ormai 5 giorni che, fra dirette televisive agonistiche, Festival e Dopofestival, e l’afterparty, e l’adrenalina e lo stress, e la conferenza stampa alle 12.30, e il trucco e parrucco al pomeriggio e il collegamento col tg e La Vita in Diretta e che non la fai un’intervista? orari sballati per tutti, pasti che saltano e vengono recuperati a orari improbabili, sono 5 giorni dicevo che non si dorme. Le facce sono gonfie, livide; gli occhi spenti, scivolati in fondo al cranio. La gente si accascia nei vicoli, sonnecchia dove e quando può, casca faccia a terra senza emettere un gemito.

 

Del resto, sul sonno il Festival di Sanremo ci ha costruito il suo business, a tutti i livelli: gli ascolti televisivi si fanno se riesci ad addormentare i telespettatori prima che arrivino al telecomando; e i bagarini fuori dal teatro Ariston invece che i biglietti vendono plaid a 250 euro a chi il biglietto già ce l’ha e rischia il colpo di sonno durante le letargiche quattro ore di diretta. Per non parlare del mercato dei cuscini da viaggio, quelli cervicali che ti tengono anche la testa dritta: durante la settimana del Festival, vengono venduti qui a Sanremo con un ricarico del 370 per cento.

 

In questo clima sonnacchioso sono arrivati a Sanremo da oltre confine i gilet gialli francesi: alla fine, gli unici ospiti stranieri di questo Festival. Hanno manifestato in piazza Muccioli, a trecento metri dall’Ariston. Il fatto che dei francesi vengano in macchina a Sanremo per protestare contro il caro-benzina è forse la gag più riuscita di tutto il Festival. Più che dei manifestanti (nessun cartello, nessuna vetrina rotta) sembravano solo dei francesi con l’auto in panne; i quali, nell’attesa dell’Aci, intonavano cori contro Macron. Parlo con uno dei loro esponenti. Gli chiedo perché proprio qui, a Sanremo, durante il Festival; se contestano il voto della giuria demoscopica e della giuria di qualità. I gilet gialli si schierano nettamente per il televoto. In tutto comunque saranno stati una dozzina; i Negrita sul palco dell’Ariston sembrano di più.

Non saranno dunque i gilet gialli a turbare la finale di stasera. Il vero timore è che si verifichi un attacco informatico da parte di hacker russi, intenzionati a destabilizzare anche il Festival di Sanremo; o forse non c’è nemmeno bisogno dell’hackeraggio, tanto nella nuova Rai sono già tutti filo-russi. Il Volo sarebbero sicuramente i favoriti da un eventuale Russiagate; ma non si esclude che Putin possa riuscire a influenzare il televoto al punto da far vincere a sorpresa Al Bano, pur se non in gara.

Nel frattempo, gli addetti ai lavori in queste ore stanno facendo i biglietti del treno, vedendo se c’è ancora posto sull’aereo, se qualcuno va in macchina a Milano. Che vinca uno o l’altra, domenica qui sarà un fuggi fuggi generale. E da lunedì, Sanremo tornerà a non esistere.

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