cerca

“Per quanto voi vi crediate assolti”. Perché il ’68 di De André è da riascoltare

Vent’anni dopo. Fabrizio e l’antidoto al pensiero approssimativo

6 Gennaio 2019 alle 06:00

“Per quanto voi vi crediate assolti”. Perché il ’68 di Fabrizio è da riascoltare

Il canautore Fabrizio De Andrè in una foto di repertorio (Immagini prese da Facebook)

Quando è scomparso, a inizio 1999, Fabrizio De André si è come inabissato nella cultura italiana. E torna a galla vent’anni dopo, avvolto da un alone classico, confortato dalla distanza incolmabile tra il suo mondo e il nostro, ma anche ecumenicamente santificato nei valori della sua produzione e nella materia dei dischi, per il repertorio della sua cultura, per il gusto delle sue citazioni, per lo sguardo inconsueto su ciò che gli capitava attorno – eventi nei quali mai si...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • davide.lopre

    11 Gennaio 2019 - 10:10

    Da ragazzaccio di strada mi fece innamorare dell'italiano e fu una svolta, ora lo ascolto come un vecchio amico mai morto....

    Report

    Rispondi

  • leless1960

    07 Gennaio 2019 - 15:03

    Secondo me Fabrizio si era lasciato trascinare eccome, dal vento maggioritario. "Per quanto vi crediate assolti" è un'accusa all'indifferenza e alla pigrizia borghesi che allora non erano ammesse, se non come peccati mortali. Chi non era dei nostri era un mostro, fascista o squallido borghesuccio, non ci giriamo intorno. Quelli che a quindici anni avevano i cosiddetti per dichiararsi appena diversi, i giovani liberali o "quelli della Fgsi", erano dei nerd patetici. Poi non so, non sta a me giudicare chi ho tanto amato e seguito fin dall'infanzia, solo che dal mio piccolissimo punto di vista storico, lui si era accodato, Gaber no.

    Report

    Rispondi

Servizi