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Alla fine anche De André è sbarcato a Sanremo

Rolando Giambelli porta le fotografie di Faber nella città ligure nei giorni del Festival della Canzone italiana: "Niente di più lontano da come la pensava lui, ma la storia della canzone passa da qui ed è bello ricordare"

5 Febbraio 2019 alle 15:08

Volta la carta e c’è ancora Sanremo. Inteso come il Festival di Saremo. Volta la carta e c’è Rolando Giambelli, che si conosce come presidente dei Beatlesiani d’Italia (sono più di duemila), ma che è anche uno che il Festival della Canzone Italiana lo conosce come le sue tasche. Anzi le sue corde. Ne ha seguiti più di trenta. In sala stampa anche quest’anno. Il Giambelli ci sarà. Conosce tutti, fa parte della musica. 

  

Musicista, fotografo, giornalista (inviato del Giornale di Brescia), narratore di aneddoti: Rolando è uno che non deve mai  essere preso sul serio come dice lui, ma in realtà le cose lui le fa sul serio. Bresciano eclettico, profondo conoscitore della musica, una mamma soprano, ma lui la musica non la studia (come il suo amico Paul McCartney e non è mica una fake news) la suona! Rolando Giambelli suona anche con la macchina fotografica e le parole. E quest’anno a Sanremo volta la carta: per non farci sentire troppo la nostalgia di De André, in un anno particolare (a venti anni dalla comparsa) e in una provincia speciale – Genova – il Giambelli ha accettato di esporre le sue fotografie con Faber in scena che sono così belle e così vere che se le guardi ti sembra di ascoltare un pezzo – 52 come le immagini – del cantautore. E tutti sappiamo già le parole.

  

Volta la carta e la mostra è un tributo ad un artista che con il Festival ha avuto ben poco a che fare. C’è sempre e più che mai di questi tempi (click) chi attacca il carro al vincitore (mediatico) e quindi figurati se il Festival si fa scappare l’occasione. Ma la realtà è che De André e tutta la sua poesia sono ben lontani da questa musica. Lo sa anche Giambelli che te lo dice senza polemica facendo vibrare le corde della sua chitarra… 

 

Un beatlesiano che ama De André (e ha suonato con il suo chitarrista, Giorgio Cordini) è riuscito dunque a portare la poesia di Faber a Sanremo nella settimana delle canzonette… e la sua mostra fotografica andrà avanti anche oltre il Festival. "Me lo hanno chiesto. E l’ho fatto. È una bella cosa", dice. "È un po’ come averlo lì… e poi sì, niente di più lontano dal Festival di oggi e anche da quello di ieri, per come la pensava lui, ma la storia della canzone passa da qui ed è bello ricordare, bello mettere energia nelle cose che abbiamo fatto, collezionato, scattato… se te le tieni lì in un cassetto che senso ha". Insomma "come scrivere un bel pezzo e poi non farlo sentire a nessuno. Vedi io non sono un professionista, sono un autodidatta, in tutto, nella musica come nella fotografia, però quello che faccio lo metto a disposizione".

 

E si vede che si fa capire bene: "Se c’è un’anima in quelle foto non è solo per il soggetto – il grande Faber – ma anche perché chi scatta lo ama ed è un amore per la musica profondo. Quando la musica anche quella italiana si faceva amare totalmente anche all’estero e c’era veramente uno scambio artistico musicale. Adesso è un po’ ridotto, diciamo così, ma ci si deve credere e le canzoni devono continuare a darci piacere". 

 

Voglia di leggerezza, ce n’è bisogno, ma anche non solo di quella: "La differenza la fa la passione e se la musica continua a trasmettere passione val bene anche il Festival 2019 e so già che non sarà come un tempo, quando ti poteva capitare di trovarti a tu per tu senza nessuno con un artista e scattare una storia da raccontare un giorno". Un Festival fatto per l’audience a tutti costi (con quel che costa) e non per la musica. Intanto, godiamoci De André. Che ti emoziona anche in foto. E ci sarà un perché. Volta la carta son tutti scappati.

 


 

La Mostra fotografica Fabrizio De André espone i migliori scatti realizzati fra il 1991 e 1999 al musicista, cantante e poeta genovese. La mostra sarà esposta nella struttura trasparente di casa SIAE Sanremo 2019, costruita su Piazza Colombo adiacente a Via Matteotti. Dove c’è il Teatro Ariston. Dal 5 al 9 febbraio 2019.

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