(foto EPA)

editoriali

I Godot della moda italiana

Redazione

I numeri da record di Lvmh sono una lezione per i nostri “giganti” nazionali

Ormai ha preso il ritmo della conversazione fra Vladimiro ed Estragone che aspettano Godot. Ma quando arriva il polo del lusso italiano? Arriva domani. Meglio aspettarlo, allora, e tirarsi su i calzoni nel caso in cui. E invece, nella moda italiana, Godot è arrivato eccome. E’ passato molti anni fa, aveva l’aspetto di realtà come il GfT, che avrebbe potuto diventare un aggregatore ben più potente di quello che già era, nelle mani di Marco Rivetti. Ma il grande progetto finì con l’ingresso di Gemina e la nomina di Maurizio Romiti a capo azienda, favorendo indirettamente in quegli stessi anni, i primi Novanta, la crescita di Lvmh che oggi raggiunge una capitalizzazione di 500 miliardi di dollari, prima azienda europea. Godot era passato, sì, mentre oggi passa Bernard Arnault con gli amministratori delegati dei suoi brand (a Vuitton il ceo è Pietro Beccari) che acquistano i migliori piccoli artigiani italiani al ritmo di uno al mese, garantendosi anche la verticalizzazione della filiera.

 

Nei primi Duemila Godot aveva preso l’aspetto, invero non bellissimo, delle speculazioni di Fin.Part e di Burani e di IT Holding, tre bancarotte da galera. Adesso si agita un po’ nei panni di Renzo Rosso che il suo piccolo polo del lusso va costruendoselo, e si irrita molto perché nessuno glielo riconosce come tale; sbuca dietro agli occhiali di Patrizio Bertelli che ogni tot si lascia tentare, ma poi non compie il passo decisivo perché, come confessa ai banchieri a lui più vicini, cambiare la governance per adeguarsi a una realtà da grande gruppo non è che gli vada tanto.

 

Da qualche tempo sul mercato va affermandosi il polo Hind di Claudio Rovere, che lavora sì sull’eccellenza nazionale però è diversificato dalla moda al food all’automotive e deve ancora assumere una fisionomia riconoscibile. Ma lo specifico del Godot italiano è la natura individualista e proterva dei tanti Vladimiro ed Estragone, che la loro aziendina, il loro marchietto, se lo sono costruito col sudore della fronte e manco a un manager lo lasciano toccare perché nessuno conosce la mia azienda meglio di me. En attendant Godot.

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