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Quello che non si dice sull'importanza di Armani nel mondo degli accessori moda

Al Silos di via Bergognone a Milano una mostra espone il meglio di calzature, borse, bijoux e mise en tete che hanno accompagnato l'ascesa del marchio fino a oggi

14 Novembre 2019 alle 16:39

Nostra colpa, nostra massima colpa, non ci eravamo mai resi conto che nei suoi circa 45 anni di attività come stilista e imprenditore, Giorgio Armani avesse contribuito in modo così massiccio (anche) alla storia degli accessori. “Arriva il momento per tutto”, ci dice mentre accompagna un gruppetto di osservatori di moda e costume per le sale del Silos di via Bergognone, che da questa sera fino a febbraio 2020 ospiterà al piano terreno un'esposizione per temi e suggestioni cromatiche di circa 800 fra le calzature, le borse, i bijoux, le mise en tete che hanno accompagnato l'ascesa del marchio fino a oggi. Eccezionale l'uso della gamma dei verdi, compresa la difficilissima sfumatura celadon e il giallo-verde chartreuse, che in pratica sa usare solo lui.

 

Un po' come Gaspare Spontini e la sua Vestale, su cui Giuseppe Verdi e Vincenzo Bellini “fecero tanti spuntini” come ama dire Riccardo Muti, è evidente che tantissimi brand abbiano attinto a piene mani agli accostamenti inediti (coccodrillo e plastica trasparente), al gusto per i japonismes, ai tacchi scultorei ideati da Giorgio Armani in questi anni (molti, trasparenti) che si ritrovano, importantissimi, anche nella sfilata pre-fall che verrà presentata stasera, ospite d'onore il sindaco di Milano Beppe Sala. Molti ospiti stranieri, forte presenza di Dubai dove Armani sfilerà nella prossima primavera, molti ospiti dalla Cina, attentissimi allo stile della prima collezione di alta gioielleria e alle elegantissime perle rivestite di seta. Dopotutto, Giappone e Corea sono diventati (il primo è tornato ad essere), uno dei paesi di riferimento per l'export italiano, cioè l' unica fonte di sostentamento del sistema. L'Italia, come confermato dagli ultimi dati di Pitti Immagine, è un mercato fermo, anzi in calo come Hong Kong che però ha in corso prove generali di guerra civile. Qui, la lotta è tutta di palazzo. Per il momento.

Fabiana Giacomotti

Fabiana Giacomotti

Milanese, ha vissuto un po' qui un po' là, parecchio a Londra. Era partita con l'idea che la letteratura francese sarebbe stata la sua vita, tanto da mantenersi agli studi come annunciatrice tv per non darla vinta al padre che voleva in casa almeno un altro medico e lei era l'ultima speranza. Ancora adesso non ha capito come sia diventata giornalista di economia e poi di costume e moda. Fra gli Anni Ottanta e i primi Novanta ha lavorato per Espansione, il Giornale, ItaliaOggi, quindi è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, per il primo decennio Duemila in successione vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion. Ama alla follia la carta stampata e collabora a Il Foglio dal 2007. Nel frattempo ha progettato ("direzioni mai più grazie") un paio di altre riviste, collabora con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ha scritto libri, guide popolari tradotte all'estero, saggi ponderosi ma anche no (l'ultimo, "La moda è un mestiere da duri. Gli anni Duemila del lusso italiano visti dietro le quinte", Rizzoli, raccoglie una selezione di articoli scritti per l'inserto del Foglio del sabato con un nuovo saggio introduttivo). Ha curato mostre di moda e costume per istituzioni varie e "tutte interessanti" come i Musei Civici di Venezia, la Rai, Palazzo Morando a Milano. Dal 2005 è tornata in università come docente del corso di Scienze della Moda e del Costume alla Sapienza di Roma dove, come poteva farselo mancare, ha progettato una testata online e un sistema informativo dedicato agli studenti. Ha una figlia trentenne, Federica, account pubblicitario, di cui va tremendamente orgogliosa e che si ostina a chiamare "bellapopina", facendola imbufalire.

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