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Il lusso è degli altri

Perché la moda comprata dagli stranieri va meglio di quella tutta made in Italy

14 Marzo 2019 alle 06:00

Il lusso è degli altri

Il marchio italiano Bulgari fa parte del gruppo francese Lvmh (foto LaPresse)

Il lusso italiano funziona meglio quando è in mani straniere. Lo rivela un’analisi di PricewaterhouseCoopers che ha esaminato 100 aziende del settore moda e alto di gamma: quelle controllate da gruppi esteri come Lvmh e Kering (conglomerate francesi proprietarie tra le altre di Bulgari, Fendi, Loro Piana e Acqua di Parma la prima; Gucci e Bottega Veneta la seconda) registrano guadagni lordi in media del 30 per cento rispetto al 18 delle quotate italiane e del 14,5 delle imprese delle famiglie fondatrici. Lo studio esce in contemporanea coi bilanci deludenti di due nomi storici del made in Italy rimasti nazionali e famigliari: Tod’s e Ferragamo.

 

L’azienda dei Della Valle, quotata e a sua volta proprietaria dei marchi Hogan, Fay e Roger Vivier, ha chiuso il 2018 con utili in calo del 33 per cento; quella presieduta da Ferruccio Ferragamo con un calo del 21. Trussardi, Roberto Cavalli e Morellato richiedono cure finanziarie urgenti da parte di fondi tra i quali, per Trussardi, anche la Cdp. Qual è il problema comune? C’è il fattore cambi, decisivo per griffe fortemente esportatrici soprattutto in Cina e oriente. Eppure Lvmh (Moët Hennessy Louis Vuitton) che esporta in tutto il mondo ha chiuso l’ultimo anno con utili in aumento del 41 per cento. Mentre Kering ha segnato un più 108 di utili di gruppo, e grazie soprattutto a Gucci le cui vendite sono cresciute del 37 per cento. C’entra l’eccessivo nazionalismo e familismo del made in Italy, il che può apparire scontato, mentre non lo è affatto se si parla di lusso globalizzato. Le aziende in mani straniere sono normalmente gestite meglio, dice PwC, e beneficiano delle strategie commerciali delle rispettive holding senza perdere nulla della loro italianità in fatto di stile e di produzione. Non mancano le eccezioni, come Moncler (che ha rilanciato un marchio francese posizionandolo al top), e Cucinelli. Entrambi però sono considerati contendibili (la Borsa sta già scommettendo su questo per Tod’s), e se accadrà che finiscano oltralpe si alzeranno le solite lamentele: nessuno però dice che sarebbe stato meglio agire come fecero anni fa Kering e Lvmh quando capirono che i mercati si sarebbero imposti sul nazionalismo tipico dell’alta moda.

Redazione

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