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Il divorzio opaco di Huma e Weiner, personaggi non secondari nella grande saga di Trump

La storia del sexter recidivo e della consigliera più fedele ma anche più pasticciona di Hillary Clinton 

18 Gennaio 2018 alle 06:00

Il divorzio opaco di Huma e Weiner, personaggi non secondari nella grande saga di Trump

Anthony Weiner. Foto ZumaPress

Nel tumulto permanente della Casa Bianca di Trump è passata in cavalleria la notizia che il sexter recidivo Anthony Weiner e la consigliera più fedele ma anche più pasticciona di Hillary Clinton, Huma Abedin, non sono ancora riusciti a divorziare. Il giorno della cruciale deposizione in tribunale lui era in carcere, lei alle Hawaii, e gli avvocati dei due hanno ritirato la causa di divorzio con una dichiarazione congiunta: “Per assicurare che il procedimento abbia un impatto minimo su loro figlio, le parti hanno deciso di concludere il loro divorzio in modo rapido e privato”, ovvero evitando di pubblicare i dettagli formali di una separazione che si trascina dal 2016. Quando sarà scritta la storia dettagliata dell’ascesa al potere di Trump, il ruolo di Huma e Weiner nella vicenda non dovrà essere dimenticato.

   

Qualche settimana prima delle elezioni, l’Fbi ha comunicato la riapertura del caso delle email di Hillary, chiuso in precedenza senza traccia di reati (James Comey aveva detto che l’allora segretario era stata “extremely careless” nella gestione delle informazioni, niente di criminale) perché erano state trovati altri messaggi potenzialmente utili nel computer di casa Weiner, controllato per tutt’altre ragioni, ovvero il sexting dell’ex deputato con una 15enne. Non c’era nulla di nuovo in quelle mail, ma nel momento della grande isteria collettiva il contrattempo gestito goffamente da Comey aveva scatenato gli istinti e le manipolazioni più grevi. La versione ufficiale della Clinton è che ha perso le elezioni per colpa delle decisioni scellerate del direttore dell’Fbi, ma certo se Huma non avesse fatto transitare le email sul computer in cui il marito si fotografava il contenuto delle mutande mentre sullo sfondo il figlioletto dormiva beato, e se il Weiner poi si fosse trattenuto dai sussulti di adolescenza con sporgenze criminali, magari l’effetto Comey non sarebbe stato rilevante così come Hillary lo dipinge. Ma questo è il passato. Il presente dice che, per quanto lei abbia fatto qualunque acrobazia emotiva e pubblica per perdonarlo e ricominciare ogni volta al suo fianco, sottoponendosi anche alla tortura di una campagna per il sindaco di New York interrotta dalla solita accusa, i due non hanno alcuna intenzione di tornare insieme. Vogliono soltanto divorziare privatamente, e forse non hanno nemmeno troppa fretta, ché la legge di New York prevede un “privilegio coniugale”: nessuno può essere obbligato a presentarsi davanti a un gran giurì per accusare la moglie o il marito e i due sono autorizzati alla riservatezza su tutte le comunicazioni fra loro durante il periodo in cui erano sposati. Da tempo circola la notizia, amplificata nientemeno che dall’account Twitter di Trump, che Huma abbia “violato protocolli di sicurezza basilari” e fatto circolare password del dipartimento di stato. Al netto dei complotti e delle accuse, il matrimonio della consigliera sbadata e dell’ex deputato con l’ossessione del sexting è un affare assai poco privato.

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