Toh, c'è cultura in Sicilia

Valentina Bruschi

Altro che capitale della mafia. Da Palermo a Ragusa è un fiorire di iniziative, tutte di alto livello

La “diva delle dive” dell’Ottocento, Maria Malibran, “soprano di bravura” per l’eccezionale estensione vocale che le permetteva di interpretare diversi ruoli dal soprano leggero fino al tenore, è la più famosa tra le tre protagoniste di una originale mostra da poco inaugurata nel Teatro di Donnafugata, sala tra le più piccole d’Europa. Un gioiello situato nel centro storico di Ragusa Ibla, dove una vivace programmazione d’avanguardia viene curata dalle sorelle Vicky e Costanza Di Quattro, insieme a Clorinda Arezzo. Per l’esposizione “La calunnia è un venticello”, le tre curatrici hanno scelto di approfondire altrettante figure di famose cantanti ottocentesche. Accanto alla Malibran, compaiono Isabella Colbran e Teresa Stolz, donne vitali, muse ispiratrici e ineguagliabili interpreti, rispettivamente di Bellini, Rossini e Verdi. L’esuberante personalità e il talento permisero alle cantanti relazioni artistiche intense con i più famosi compositori dell’epoca. La mostra evidenzia quanto il carisma delle interpreti abbia influenzato il genio degli autori.

  

La Fondazione attiva soprattutto a Palermo vuole diventare sempre più Fondazione "della" Sicilia, dice il presidente Raffaele Bonsignore

Fino al 28 dicembre sono esposti alcuni costumi delle eroine del teatro di Verdi, prestati dall’Accademia Teatro alla Scala. In mostra anche costumi di scena utilizzati per le opere di Rossini, prestati dal Teatro Massimo di Palermo e infine alcuni costumi delle eroine di Bellini provenienti dal Teatro dell’Opera di Catania. Tra gli altri oggetti di pregio anche una stola appartenuta alla Malibran e proveniente da una collezione privata. Tra i documenti in mostra nel foyer del teatro (che prenderanno vita per gli spettatori grazie a gli ArtGlass 3D) la corrispondenza passionale tra queste donne straordinarie e i celebri compositori, oltre a una partitura inedita e autografa di Vincenzo Bellini di proprietà della famiglia Arezzo di Donnafugata. La mostra è stata realizzata in occasione della messa in scena del “Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, in una versione ad atto unico, realizzata appositamente dall’Accademia Teatro alla Scala per Donnafugata su impulso dell’assessorato alla Formazione della regione Lombardia, il cui direttore generale è il ragusano Gianni Bocchieri. Con il “Barbiere” si è aperta anche la settimana di incontri e di dibattiti organizzata a Ragusa da Panorama Italia per offrire un palcoscenico di primissimo piano a tutte le eccellenze imprenditoriali presenti nel territorio.

  

Un evento di eccellenza, dunque, partito da un piccolo teatro di una delle provincie più a sud d’Italia, che è anche tra le attività apprezzate e sostenute nell’isola dalla Fondazione Sicilia, operante in prevalenza a Palermo – dove ha due sedi storiche che ospitano le collezioni e molte delle attività, Villa Zito e Palazzo Branciforte – ma che “ambisce a diventare sempre più la Fondazione della Sicilia, seguendo la vocazione del suo nome e come si evince dagli organi dell’istituzione, i cui membri rappresentano le nove provincie dell’isola”, afferma il presidente, Raffaele Bonsignore.

  

Grandi aspettative nel circuito dell'arte internazionale. "Le vie dei tesori", esempio vincente di sinergia tra pubblico e privato

La Fondazione Sicilia (ex Banco di Sicilia), nata nel 1991, è divenuta un punto di riferimento per attività culturali che spaziano dalla letteratura allo sport, fino alla ricerca scientifica, oltre a essere custode di una collezione significativa che va dall’archeologia alla numismatica, una quadreria che attraversa i secoli – dal Seicento al Novecento – una biblioteca e un archivio storico di grande valore, per citare importanti beni del patrimonio. Le collezioni sono divise tra l’ottocentesca Villa Zito su via della Libertà e Palazzo Branciforte, acquistato e restituito alla città nel 2012, dopo un importante intervento di recupero architettonico e di allestimento firmato da Gae Aulenti.

  

Attraverso attività di restauri, mostre e premi, la Fondazione opera in tutta la regione. Quest’anno ha promosso: l’allestimento del Museo di arte contemporanea, nell’ex rifugio antiaereo di Caltanissetta, i restauri dell’organo della Cattedrale di Catania e della straordinaria icona della Madonna Odigitria del Duomo di Monreale, restituita al culto dopo oltre duecento anni e retrodatata, grazie a studi recenti, all’epoca della fondazione della Cattedrale per volere di Gugliemo II nel XII secolo, e ha curato la XXI edizione speciale del Premio nazionale di teatro Luigi Pirandello, assegnato quest’estate ad Agrigento a Toni Servillo.

  

Venerdì sono stati consegnati i premi letterari internazionali Mondello, manifestazione giunta alla quarantatreesima edizione, in collaborazione con il Salone internazionale del libro di Torino. Oltre alle giurie classiche, la Fondazione ha coinvolto duecentocinquanta studenti di quindici scuole secondarie di secondo grado (dodici di Palermo e tre di Enna, Noto, Marsala), in cui i ragazzi hanno assunto il ruolo di giurati per decretare il vincitore del premio Mondello Giovani. “Anche per questo progetto”, come dichiara il presidente Bonsignore, “la Fondazione ha l’ambizione di estendere la giuria degli studenti a tutta la Sicilia”. Una vocazione regionale per creare una rete che si estenda ben oltre il mare che circonda l’isola. L’obbiettivo dell’istituzione è quello di portare enti culturali di prestigio nazionale ad operare in Sicilia.

  

In quest’ottica, l’anno scorso è stato siglato un accordo con la Fondazione Merz di Torino, che ha promosso la mostra dell’artista egiziano di fama internazionale Wael Shawky, allestita la primavera scorsa a Palazzo Branciforte e nell’ex chiesa dei SS. Euno e Giuliano, riaperta per l’occasione, in collaborazione con il comune e Manifesta 12. Qualche settimana fa Shawky, tornato a Palermo, ha ricevuto la cittadinanza onoraria per sottolineare come nel capoluogo siciliano – nonostante le tante difficoltà – ci sia consapevolezza del valore dell’accoglienza e della diversità, recuperando il tessuto storico-culturale della città, ordito di contaminazioni. Una caratteristica di grande attualità, traino di un rinascimento culturale riconosciuto anche dal ministero dei Beni culturali. “Nel 2018 Palermo, un tempo capitale della mafia sarà Capitale italiana della cultura e sede di Manifesta, quindi la città sarà la faccia italiana dell’Europa”: è questo il leitmotiv del sindaco Leoluca Orlando che ha fatto della scommessa sul potenziale del cambiamento culturale il fulcro della sua politica.

  

Uno dei primi eventi mediatici è stata l’approvazione nel 2015 da parte della commissione Unesco del percorso arabo-normanno, che include diversi siti di Palermo e le vicine cattedrali di Cefalù e Monreale. L’itinerario si snoda attraverso edifici il cui stile artistico è il risultato dell’iterazione tra maestranze di provenienza geografica eterogenea. Pur rispettando le lingue e le religioni dei greci e degli arabi, la dinastia normanna degli Altavilla nel XII secolo si dedicò al recupero della cristianità in Sicilia e commissionò monumenti in cui sono mirabilmente fusi elementi bizantini, islamici e latini in combinazioni uniche.

 

E’ questa l’eredità culturale che ispira Manifesta 12, la biennale nomade d’Europa, uno degli eventi principali di Palermo Capitale, che s’inaugura a metà giugno. Manifesta non propone solo una mostra di arte contemporanea, ma ha l’ambizione di fungere da incubatore per stimolare le potenzialità della città. Nata a metà degli anni Novanta con l’idea raccordare culturalmente est e ovest dell’Europa, Manifesta oggi sceglie strategicamente la Sicilia per ribaltare l’asse del discorso politico-culturale tra nord e sud.

  

"La calunnia è un venticello", la mostra di costumi, lettere e documenti di tre dive dell'opera dell'800 nel Teatro Donnafugata

Il team dei quattro “creative mediators” di Manifesta è al lavoro da diversi mesi, coordinato dall’architetto Ippolito Pestellini Laparelli, originario di Messina, cittadino europeo di base a Rotterdam, dove è socio dello studio Oma di Rem Koolhas. Insieme agli altri tre, la regista olandese Bregtje van der Haak, l’architetto e studioso spagnolo Andrés Jaque fondatore dell’Office for Political Innovation, e la curatrice svizzera di origini greche Mirjam Varadinis, formano un gruppo curatoriale interdisciplinare. Questo importante team sperimenta un nuovo modello di biennale che verrà presentata dopodomani al ministero dei Beni culturali alla presenza del ministro Dario Franceschini. Un format particolare che risponde all’esigenza di dar vita ad un’eredità tangibile come lascito concreto della biennale per la città ospitante. Da qualche mese è iniziato un intenso programma dal titolo “aspettando Manifesta” nella sede del Teatro Garibaldi di piazza Magione, cuore dell’antico quartiere della Kalsa, riaperto per l’occasione.

  

Un progetto complesso per il quale si è creata una grande aspettativa in città e nel circuito dell’arte internazionale perché, come dichiarato dalla direttrice di Manifesta, Hedwig Fijen, lavorare a una biennale a Palermo, “è una grande sfida per ripensare a come gli interventi culturali possano avere un forte ruolo nell’aiutare a ridefinire uno dei più iconici crocevia del Mediterraneo della nostra storia, all’interno di un lungo processo di trasformazione.”

  

Palermo è già all’interno di una rete di sperimentazione e scambio di modelli di gestione di eventi culturali. Quest’anno, ad esempio, Il Festival “Le vie dei tesori”, manifestazione di grande partecipazione di pubblico, nata nel 2006, ogni anno nei weekend di ottobre trasforma la città in un grande museo diffuso. Si aprono contestualmente luoghi straordinari e in gran parte sconosciuti, e il progetto coinvolge altri quattro centri della Sicilia: Agrigento, Caltanissetta, Messina e Siracusa. Esempio vincente di sinergia tra pubblico e privato, per il prossimo anno annuncia un’edizione in altre città siciliane e in tre siti nazionali, esportando l’esempio dal sud al nord. Dialogo che funziona anche al contrario quando c’è il comune intento di creare una rete di episodi culturali in luoghi speciali, come per il Piano City Festival dedicato al pianoforte, dal classico al contemporaneo, che da Milano quest’anno è approdato a Palermo, per un numero zero, con una coproduzione del comune e del Teatro Massimo insieme a sponsor privati. Un fitto cartellone di concerti eseguiti dall’alba a notte fonda in riva al mare di Mondello come al centro dei Quattro Canti, chiusi al traffico, in modo da poterne apprezzare l’antico nome di Teatro del Sole, e vedere la modulazione della luce roteare sugli edifici con una colonna sonora che ha accompagnato il sorgere del giorno. L’anno prossimo si replicherà in autunno.

  

Il Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino (fondato nel 1975 dall’appassionato medico e antropologo di cui porta il nome, insieme alla moglie Janne Vibaek, antropologa danese), qualche settimana fa ha ottenuto il titolo di Museo dell’Anno 2017, l’Oscar dei musei, conferito dall’International Council of Museums, Italia. L’ambito riconoscimento è stato conferito per premiare la capacità dell’istituzione palermitana di valorizzare sia il patrimonio materiale e culturale, lavorando “lateralmente”, come racconta il direttore Rosario Perricone, “in un incrocio e incontro tra teatro, letteratura, arte, ricerca, antropologia, che fa delle pratiche tradizionali a forte carattere comunitario un punto di partenza, grazie ad un approccio multidisciplinare e transculturale”.

  

Palermo Capitale 2018 attira investimenti culturali interessanti, che coinvolgono non solo il capoluogo. La società Valorizzazioni culturali, di base a Venezia e Milano (dove organizza, rispettivamente, una serie di mostre in contemporanea alla Biennale e il “Fuori Salone”) ha già annunciato un programma parallelo a Manifesta, realizzato in collaborazione con alcune dimore storiche di grande prestigio: “palazzo Alliata di Pietratagliata, villa Bordonaro ai Colli, palazzo Villafranca, palazzo Francavilla, palazzo Arone di Valentino, palazzo Castelnuovo, villa Chiaramonte alle Croci - dice Massimiliano Marafon Pecoraro, docente dell’Università di Palermo e responsabile siciliano di Valorizzazioni culturali – ma questa lista è destinata a crescere includendo le periferie e i giardini nascosti”. Allargando l’effetto trainante di Palermo al resto dell’isola, il mese scorso in una conferenza tenutasi a Riso - Museo d’arte contemporanea della Sicilia, Joe Gebbia, cofondatore della piattaforma di home sharing più importante del mondo, Airbnb, ha annunciato un progetto di riqualificazione volto a coinvolgere il turismo nelle aree rurali della Sicilia, iniziando da Sambuca, borgo più bello d’Italia 2016. Nel paese in provincia di Agrigento, Airbnb realizzerà una struttura ricettiva che sarà inaugurata nella primavera 2018 nei locali del Museo archeologico di Palazzo Panitteri, esportando quanto già fatto a Civita di Bagnoregio, la famosa e affascinante “città che muore” arroccata su uno sperone di tufo, in provincia di Viterbo. La società californiana ha realizzato un progetto pilota nell’alto Lazio trasformando la storica Casa Greco, in collaborazione con il comune di Civita, in dimora d’artista con cinque posti letto, grazie all’intervento site-specific di Francesco Simeti (palermitano di base a New York) e di Dwa Design Studio. La commissione di Airbnb per l’affitto della casa andrà al fondo del comune per finanziare progetti culturali e tentare di tutelare i luoghi della memoria, cercando di coniugare tecnologia, arte e turismo con i valori della comunità locale.

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