La vegetariana

Han Kang
Adelphi, 177 pp., 18 euro

Apparsa in lingua originale nel 2007, “La vegetariana” è l’opera che ha portato la scrittrice coreana Han Kang all’attenzione internazionale. Vincitore del Man Booker International Prize 2016 e nominato dal Nyt tra i dieci migliori libri dell’anno, il romanzo narra della scelta di una donna di rinunciare alla carne e di come ciò la porti col tempo a sviluppare per il proprio corpo una sorta di disinteresse, fino ad accogliere come una liberazione i conseguenti effetti distruttivi sulla sua salute.“Prima che mia moglie diventasse vegetariana, l’avevo sempre considerata del tutto insignificante”. Yeong-hye, la vegetariana (in realtà vegana), è la protagonista. Sono sempre gli altri a parlare di lei, a giudicare ciò che fa, a sollecitare le sue reazioni; la sua scelta, del resto, resterà per loro – e per noi – incomprensibile. Il vegetarianesimo per come lo conosciamo, invece, non lo è. Quando ascoltiamo le ragioni di chi ha rinunciato all’onnivorismo possiamo non condividerle, o vederne la validità senza considerarle abbastanza forti da modificare i nostri comportamenti. Però le comprendiamo. Capiamo che dietro c’è una gerarchia di valori diversa dalla nostra. Non è quello che accade qui. “Ho fatto un sogno”, è tutto ciò che Yeong-hye sa rispondere alle domande di parenti e conoscenti increduli. Il libro vive di una contrapposizione, che si fa via via più chiara, tra l’animale e il vegetale. Il vegetarianesimo di Yeong-hye non nasce da un impegno etico, somigliando piuttosto a un non spiegato desiderio di regressione alla vita delle piante. La vita matrimoniale, come anche quella familiare, è dipinta con tinte che poco hanno di umano. I rapporti sono spersonalizzati, i personaggi si avvicinano solo per ferirsi: in famiglia, in camera da letto, perfino negli ospedali. È bene sapere ciò che il romanzo non è e ciò che invece potrebbe essere. Come esplorazione di una scelta di vita che investe profondamente l’individuo qual è il vegetarianesimo, come esame delle validità o no delle sue ragioni, delle sue conseguenze personali e sociali, questo romanzo non funziona. Ma in fondo non è quello che aspira a essere. Il vegetarianesimo è mero espediente, rappresentazione del modo in cui le aspettative sociali e familiari si scontrino con il diverso, generando spaesamento e conflitti che possono condurre al disastro. E’, questo, un romanzo che non lascerà indifferenti e che in certi passaggi risulterà perfino disturbante. E forse proprio per questo è una lettura che ci si dovrebbe concedere, purché nella consapevolezza che “La vegetariana” è tutto meno che un libro sul vegetarianesimo.

 

LA VEGETARIANA
Han Kang
Adelphi, 177 pp., 18 euro

 

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