La profezia di Cittastella

Guido Conti

Mondadori, 318 pp., 20 euro

La profezia di Cittastella

Guido Conti va al novembre del 1510 e ci racconta di un bambino sfuggito alla ferocia del duca Filippo e cresciuto da frate Bernardo sulle rive del Po. Il romanzo storico, data la distanza temporale dall’accadimento dei fatti, allarga le maglie e permette di avventurarsi picarescamente oltre la documentazione autorizzata, esaltando le gesta dei puri. Come in un cannocchiale rovesciato gli eventi sono diluiti e i personaggi incarnano fantasmi che non sarebbero tali se vivessero la nostra contemporaneità. Ci vuole un intervallo di cinquecento anni. Il bambino diventa giovane uomo: Ruggero si imbatte nella rivolta al duca da parte della popolazione ridotta allo stremo, povera, ammalata di peste. Arrivano i Lanzichenecchi guidati da Carlo V e lo scenario di morte si insidia nei salotti del duca, che ama contornarsi di nani e giullari, di belle donne. Nasce l’amore tra Ruggero ed Eleonora, promessa sposa del duca. L’uomo delle istituzioni, nel romanzo di Guido Conti, è un disarmante dux, un privilegiato insignito della corona. Potrebbe essere equiparato al colonnello di un regime militare che fa pesare la collocazione nella scala gerarchica, che il suo potere lo esercita con l’assolutezza della forza, ma con poca astuzia. Conti è abile nel dare al romanzo quella tensione necessaria perché l’ordine venga sovvertito. Ruggero è un eroe che oggi non esisterebbe mai. Sembra uscito da un romanzo di Salgari, nella sua temeraria azione addolcita dall’amore e da una giusta causa. La ricostruzione, a partire dalla golena del Po, è ben curata e il romanzo non langue. Le rive del fiume si ammantano di un’acqua scura che trascina cadaveri, che scorre sotto il segno di una drago simbolico, mentre la piena riempie la lanca. I pioppi si seccano, i cervi e i cinghiali muoiono di fame, i contadini sono costretti a mangiare i gatti e i corvi fanno pulizia delle carogne abbandonate. Conti si è attenuto alla verità storica di un Rinascimento sconvolto specie nell’Anno Domini 1525, ma si è ispirato al senso della rivoluzione nella sua terra che ben conosce. Seguendo l’esempio di Walter Scott, racconta di persone comuni dentro un ingranaggio dove il quotidiano si inserisce con duttilità in un contesto ufficiale. Fa parlare la voce inascoltata, solitaria. Ruggero è un corsaro senza macchia né paura, ma con un sentimento candido. Il linguaggio scabro ne esalta il pensiero subitaneo, non solo il movimento dei passi per la salvezza di sé e dell’amata in un’area geografica refrattaria alla sottomissione, in un regno di sopravvissuti che fuggono e tornano gioendo come si fa con i fuochi di fine inverno per salutare la primavera.

 

La profezia di Cittastella

Guido Conti

Mondadori, 318 pp., 20 euro

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