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Spiegare agli italiani la differenza tra una quarantena e una vacanza

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

10 Marzo 2020 alle 06:00

Spiegare agli italiani la differenza tra una quarantena e una vacanza

(foto LaPresse)

Al direttore - Ricordatevi che Churchill almeno non aveva Di Maio a scocciare.

Giuseppe De Filippi 


Al direttore - Mentre il vortice coronavirus travolge l’Italia e l’attività istituzionale, c’è chi chiede al governo di trarre una lezione da questa crisi, di trasformarla nell’opportunità di dare una svolta alla stagnante situazione economico-occupazionale del paese. Sono le fasce più deboli del mercato del lavoro le prime ad accusare i contraccolpi della recessione causata dai provvedimenti necessari a contenere il contagio. E oggi gridano per essere viste e udite, per uscire dalla condizione di invisibilità in cui sono relegate. Alle misure emergenziali che saranno adottate in questi giorni, il governo può – e dovrebbe – affiancarne altre, finalizzate al supporto strutturale di tutte le lavoratrici e i lavoratori che faticano, costantemente, a mettere insieme il denaro necessario per sostenere il costo della vita. Servono norme che garantiscano maggiori tutele al mondo delle partite Iva e del terziario povero, flagellato dall’impennata di part-time involontari. Li troviamo negli appalti, nelle false cooperative, nella pubblica amministrazione, nel Sistema sanitario nazionale. Partite Iva per gli infermieri, per i ballerini. Come per tanti altri lavoratori dello spettacolo che nella metà dei casi non superano i 5 mila euro di reddito annuo, i quali sono ora duramente colpiti dai provvedimenti per il contenimento del contagio, al pari di numerose altre categorie per cui il danno economico è così grave da rendere indispensabile l’intervento dello stato. Servono mezzi di contrasto alla povertà assoluta e di supporto ai working poor. Se la natura demagogica del reddito di cittadinanza non ha finora consentito di cogliere l’opportunità di fornire il welfare italiano di uno strumento universale, oggi potremmo ripensarlo. Noi Radicali abbiamo depositato alla Camera una proposta di legge – primo firmatario il deputato Riccardo Magi – di reddito minimo vincolato al quadro reddituale del nucleo famigliare, parametrato al costo della vita della città di residenza. Questa crisi è l’occasione per aprire un dibattito costruttivo sulla modernizzazione del welfare nazionale. Non sprechiamola.

Giulia Crivellini, tesoriera di Radicali Italiani 


 

Al direttore - Non starei a perder tempo a cercar di scoprire chi ha trafugato il testo del decreto emergenziale Conte-Speranza, piuttosto bisognerebbe scoprire chi l’ha scritto.

Valerio Gironi

Più che fare polemiche bisognerebbe ascoltare la proposta di Giorgio Gori: “Il sistema sanitario è al limite, si chiuda tutto per 15 giorni come ad agosto”. Facciamolo. 

 


 

Al direttore - Caro Cerasa, stiamo vivendo un momento di grande difficoltà per il paese, una cosa per molti di noi mai vista e mai provata. Ho letto il discorso sulla crisi di Albert Einstein e penso sia di grande stimolo in un momento del genere. Ricordiamoci che senza difficoltà non ci sono sfide che possono essere affrontate, analizzate e vinte. Se nella nostra strada non andiamo mai incontro a situazioni di crisi, noi continuiamo ad andare avanti come tutti i giorni senza farci troppe domande, rimanendo appesi alle nostre convinzioni. La crisi, una volta riconosciuta, non va subita passivamente, ma va affrontata e ci deve essere una continua ricerca per superarla. La crisi riesce a forgiare il carattere, ma riesce anche a far sviluppare l’ingegno. Nelle situazioni di crisi, il bello è che ogni ostacolo diventa una sfida e la vittoria, nel momento in cui ci sarà, darà un gusto diverso alla sfida. Per vincere dobbiamo sapere individuare il nemico e dobbiamo avere la capacità di organizzarci; serve astuzia, intelligenza, conoscenza e creatività. E questa è la più importante, perché porta nuove idee e nuove risorse. Oggi abbiamo due nemici: il virus e l’egoismo. Per il primo lasciamo spazio a chi è competente, per il secondo basta ricordarci che ciò che abbiamo fatto per noi stessi muore con noi, ciò che possiamo fare per gli altri durerà per sempre.

Andrea Zirilli


 

Al direttore - Alla fine, di Dcpm in Dcpm, i pieni poteri se li è presi Conte. E li usa per obbligare noi a lavarci le mani, stare in casa e fallire. Dando a molti l’impressione che lo stato non stia facendo nulla e che quell’altro (dei pieni poteri) sarebbe stato meglio.

Marco Sala

 

Errori ci sono stati ma chiunque commetterebbe errori. Il punto non è ora capire cosa è stato fatto di giusto o sbagliato. Il punto è, come dice genialmente il nostro Andrea Minuz, spiegare agli italiani non come ci si lava le mani ma la differenza tra stare in quarantena e stare in vacanza. 


 

Al direttore - In Germania la comunicazione sul Covid-19 è giustamente ridotta all’osso. Poche parole pronunciate da pochissimi e autorevoli soggetti. Due le azioni approntate: l’offensiva per gli investimenti e l’accelerazione delle procedure di pianificazione e approvazione, contenuti in un dettagliatissimo paper di 14 pagine figlio di un meticoloso lavoro preparatorio da parte del ministro delle Finanze e del ministro della Giustizia. Si potrebbe pensare che il management della GroKo sia indifferente al virus visto che non abbondano comunicati né tweet. Al contrario, non lo è affatto.

Francesco De Palo

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