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L’Europa e il dovere di non essere complici dei truci dell’immigrazione

Le lettere del 27 giugno al direttore Claudio Cerasa

27 Giugno 2019 alle 06:00

L’Europa e il dovere di non essere complici dei truci dell’immigrazione

Foto LaPresse

Al direttore - E niente, ha ricordato che qui sale la pressione fiscale ma loro vogliono comunque sbarcare.

Giuseppe De Filippi


  

Al direttore - Ho visto che sul Foglio di ieri il mio amico vero Giuliano Ferrara mi ha punzecchiato garbatamente su alcune vicende politiche, Marino e Zingaretti. Ma di questo con lui non voglio parlare perché altrimenti litighiamo e ciò mi dispiace. Gli voglio solo dire che io sotto l’ombrellone già ci sto, e a ben 12.000 chilometri dall’Italia, dal momento in cui si è chiusa per me l’esperienza al Parlamento europeo. Quindi, Giuliano sfonda una porta aperta. L’unica cosa che posso fare è invitarlo a stare con me, non sotto lo stesso ombrellone perché non c’è sufficiente spazio per noi due. Questo farebbe bene a lui e, forse, anche al dibattito pubblico.

Goffredo Bettini

   

A Roma, caro Goffredo, si vota nel 2021. Mi raccomando con l’ombrellone. Un abbraccio.


     

Al direttore - Mercoledì hanno sequestrato beni per un milione di euro a Luca Lucci, capo ultrà del Milan già arrestato nel maggio 2018 per spaccio in concorso. Avete presente la famosa foto dell’ultrà milanista che saluta con un gesto virile il milanista ministro dell’Interno? Bene: era lui.

Franco Villani


   

Al direttore - I romani hanno votato Raggi con una percentuale bulgara attorno al 70 per cento e ora devoti se la godono in tutto il suo splendore monnezzaro intriso di incapacità e tweet sempre maligni e autoassolutori.

Luigi De Santis

   

Se la godono soprattutto gli scienziati della borghesia romana che nel 2016, con i giornali dell’establishment sotto braccio, votarono Virginia Raggi per far cambiare il vento e dare un segnale alla sinistra. Il vento del cambiamento in effetti è arrivato e soffia direttamente dai cassonetti della sozzeria romana. Prosit.


     

Al direttore - Lei parla di “crudeltà di Salvini”, sul caso della Sea Watch 3. Può darsi che ci sia della crudeltà ma non è solo di Salvini ma anche dell’ong in questione e di tutta l’Europa, ormai vero e proprio convitato di pietra. Convitato di pietra che purtroppo si sta sgretolando soprattutto agli occhi degli italiani. Francamente credo che a chiunque darebbe fastidio se qualcuno venisse davanti a casa nostra e volesse imporci le sue volontà e le proprie scelte e reputo che quei poveri cristi su quella nave siano in realtà ostaggi di una guerra fra un potere e un altro.

Giovanni Bianchi

   

Un paese di 60 milioni di persone che gioca con la vita di 42 migranti tenuti in ostaggio in mare è un paese che oltre a essere crudele fa ogni giorno un passo avanti per perdere un po’ di dignità. Ma un continente di 500 milioni di persone rappresentato da 28 stati nel Consiglio europeo avrebbe un modo molto semplice per rispondere alla crudeltà nazionalsocialista: portare al prossimo Consiglio europeo la riforma del trattato di Dublino e dimostrare che se le cose non cambiano non è per volontà dell’Europa ma è per volontà dei paesi che l’Europa la vogliono distruggere.


   

Al direttore - Ieri costruivano barricate contro l’alta velocità ed esultavano per il no alle Olimpiadi di Roma; oggi saltellano per il sì di Milano-Cortina e accettano la “Tav leggera”, ma forse anche pesante. Sul terminare del secondo mandato si trovano soluzioni inaspettate.

Jori Diego Cherubini

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