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Il silenzio tragico di Fico di fronte alle incostituzionalità del suo Movimento

20 Dicembre 2018 alle 06:15

Al direttore – Trump smobilita dalla Siria, ora sotto con le buche di Washington.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore – Martedì scorso, il deputato del Pd Stefano Ceccanti ha fatto notare al presidente Fico che c’è una storia sulla quale la presidenza della Camera non può far finta di nulla. La storia riguarda la lettera con cui i garanti del Movimento 5 stelle intendono far applicare il loro statuto interno al deputato Dall’Osso, “reo” di aver cambiato gruppo parlamentare e di essersi iscritto a Forza Italia. Ora il punto mi sembra dirimente: ma il presidente della Camera, di fronte a un deputato a cui un partito chiede di rinunciare a un diritto costituzionale previsto dall’articolo 67 (ogni parlamentare è eletto senza vincolo di mandato) può davvero girarsi dall’altra parte e far finta di niente?

Luca Martini

 

Non può far finta di niente e se mai ce ne fosse ancora bisogno la storia in piccolo ci dimostra che il presidente della Camera rappresenta per la sinistra italiana una foglia di Fico: ci si illude che possa esistere un altro Movimento 5 stelle diverso rispetto a quello rappresentato da Di Maio e Casaleggio ma la realtà ci dice che chi sceglie di tacere di fronte alle prassi eversive del grillismo non è un dissidente ma è complice di una prassi anticostituzionale e pericolosa per la nostra democrazia. Ricordarsene per evitare di andare in giro con l’anello al naso.

 


 

Al direttore - A volte bisognerebbe ricordare Euripide e il celeberrimo “Quos volt Jupiter perdere demendat prius”. Come se i problemi della maggioranza e del governo con le istituzioni indipendenti e con l’Unione mancassero, il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, ha presentato un disegno di legge con un unico articolo che, avendo la pretesa di fornire un’interpretazione autentica, dichiara che le riserve auree della Banca d’Italia sono di proprietà dello Stato e che la Banca svolge esclusivamente funzioni di depositario. Si è, quindi, tentato di dare alla Commissione Finanze la sede legislativa, che avrebbe comportato l’approvazione del disegno senza andare in Aula, ma fortunatamente la richiesta non è passata. In effetti, le riserve sono costituite a difesa della stabilità della moneta e sono, come per oltre un secolo si è ritenuto, di “proprietà” della Banca, iscritte nel suoi bilancio. Altra cosa è, invece, che esse e il loro impiego giustamente rispondano a un interesse dello Stato. Sottrarre tale proprietà equivarrebbe a una vera espropriazione. Si tratterebbe, comunque, di una misura agevolmente impugnabile, esistendo al riguardo anche diverse decisioni giurisprudenziali. Ciò è rafforzato dal Trattato Ue e dallo Statuto del Sistema europeo di Banche centrali. Quando si è tentato di attribuire allo Stato le plusvalenze delle riserve in generale della Banca (durante l’ultimo ministero Tremonti ) si è poi dovuta fare una rapida marcia indietro, anche a seguito dell'intervento della Bce. Questa volta non consta che sia stato chiesto il parere, che, obbligatorio, deve essere preventivo, di quest’ultima. Si rifletta bene, prima di incamminarsi per una strada che porta inevitabilmente a sbattere contro un muro, per di più finendo con il configurare maggioranza e governo con l’acqua alla gola, quasi alla caccia di risorse ovunque e comunque sia appena possibile intravedere, dal momento che nessuno può pensare che il disegno di legge sia mosso esclusivamente mosso da una sia pur distorta visione di carattere ideologico.

Angelo De Mattia

 


 

Al direttore - Gaudeamus igitur: abbiamo avuto la sorte benigna di poter dire: “Io c’ero” quando è stata abolita la povertà e la corruzione. Che volere di più dalla vita? L’Europa, meglio la Commissione che forse a maggio cambierà pelle, ci ha concesso ancora corda per impiccarci meglio.

Moreno Lupi

 


 

Al direttore - Ieri Matteo Salvini ha saltato gli auguri di Natale al Quirinale, però ha ricevuto Al Bano al ministero. Qualcuno, prima o poi, gli chiederà conto delle priorità della sua strategia politica.

Francesca Del Buono

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