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Viaggiare è un atto vitale

Ma anche trovare l’avventura nel proprio villaggio interiore lo è

20 Luglio 2019 alle 06:00

Viaggiare è un atto vitale

Foto Pixabay

Se una giovane donna non incontra l’avventura nel proprio villaggio, dovrà cercarla altrove.

Jane Austen


 

Jane Austen non è stata una viaggiatrice, non ha esplorato paesi e foreste, non ha nemmeno mai lasciato la sua famiglia d’origine, ma ha incontrato l’avventura nel proprio villaggio interiore, e anche questo è un modo di viaggiare e di capire. Jane Austen capiva l’animo umano dal tavolino di casa sua, ed è stata, come ha scritto Virginia Woolf, “l’artista perfetta”. Ci sono persone che sono state dappertutto e non hanno capito niente, e c’è stata Emily Dickinson che a un certo punto ha smesso anche di uscire di casa e di ricevere visite. Ma viaggiare, come scrive Tony Wheeler, viaggiatore inglese e fondatore, insieme alla moglie Maureen, della famosa guida di viaggio Lonely Planet, è semplicemente un atto vitale, un movimento che costringe a lasciare a casa, o a mettere in discussione, pregiudizi e certezze, e se a volte i pregiudizi vengono confermati, il viaggio avrà sicuramente aggiunto qualcosa, arricchito chi lo ha compiuto di un punto di vista differente, della possibilità di dire, come Aldous Huxley: viaggiare vuol dire capire che tutti hanno torto a proposito degli altri paesi.

 

“Fate un viaggio via terra dalla turistica Dubrovnik, sulla costa croata, fino a Mostar, in Bosnia-Erzegovina: il ponte di Mostar costituiva anche un punto d’incontro tra cristiani e musulmani fimo a quando, nel 1993, fu distrutto dall’artiglieria croata. Oggi si può salire sul ponte ricostruito e scorgere la gigantesca croce che dalla cima della montagna veglia sulla città. Si dice che sia situata nel punto esatto in cui i cannoni aprirono il fuoco, e sovrasta apertamente i minareti di Mostar”. Tony Wheeler, che ha inventato le guide più pratiche, immediate e divulgative che esistano, sostiene una cosa piuttosto semplice: una cosa è leggere, ma vedere quel che è accaduto, là dove è accaduto, è una faccenda totalmente diversa e più struggente. La soffitta di Amsterdam dove si nascondeva Anna Frank con la sua famiglia. Il Museo dell’Insurrezione di Varsavia. E naturalmente, terribilmente, Auschwitz. “Scopriamo che certe cose sono molto più grandi, molto più reali nella vita vera, nel mondo concreto, di quanto potrebbero mai esserlo nelle nostre aspettative. Un leone sullo schermo televisivo o in uno zoo è una pallida imitazione della creatura che passa silenziosa davanti alla vostra tenda di notte”. Vale per l’orrore della storia, vale per il divertimento, vale per l’ammirazione e lo stupore. Vale per i panorami dai finestrini dell’aereo (“Le cose più belle che avevo mai visto erano state viste, tutte, da un aereo”, ha scritto Joan Didion ne “L’anno del pensiero magico”), e secondo Tony Wheeler non è mai un viaggio se non si sta accanto al finestrino, se non si guardano gli iceberg e le lastre di ghiaccio e i laghi che si aprono sotto di noi. La magia del mondo. “Così come è magico avvicinarsi alle prime luci del mattino a Dar es Salaam, in Tanzania, quando il Kilimangiaro, il monte più alto dell’Africa, comincia a prendere forma in mezzo alle luci dell’alba”.

 

Viaggiare molto significa anche non sopportare l’idea di vedersi sconvolgere la vita dalla routine di casa propria, significa trovare un brevissimo sollievo nell’appoggiare la testa sul cuscino di sempre, e subito ricominciare a scalpitare dal desiderio di stipare un po’ di vestiti in una valigia. La scusa è sempre: capire meglio. Anche: testimoniare. La verità forse è anche: scappare. “Io non viaggio per andare da qualche parte. Io viaggio per viaggiare. L’importante è muoversi”, ha scritto Robert Louis Stevenson. L’importante è non restare fermi, ma l’importante è anche ritornare.

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Commenti all'articolo

  • cesare battisti

    24 Luglio 2019 - 14:29

    Quindi abbiamo imparato qual'è la capitale della Tanzania e anche qual'è il monte più alto dell'Africa.

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