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Golden Globe confusion

Analisi semiseria delle candidature di quest’anno, tra serie “too Netflixy” ed età di mezzo

12 Dicembre 2018 alle 06:04

Golden Globe confusion

Foto LaPresse

Scorriamo le nomination ai Golden Globe per la migliore serie drammatica e niente, “Succession” non si trova. Scorriamo le nomination ai Golden Globe per la miglior serie comica (i membri della stampa estera hanno fatto un po’ di confusione quest’anno, per esempio candidando “A Star is Born” con Lady Gaga come film drammatico, ma le parti migliori sono cantate): “Succession” non compare neanche lì. Dimenticata. Sparita. Forse snobbata.

 

Eppure la serie Hbo di Jesse Armstrong – cresciuto alla scuola di Armando Iannucci e di “The Thick of It”, preso a modello da “Veep - Vicepresidente incompetente” con Julia Louis-Dreyfus – è un magnifico prodotto Hbo. Una serie che parte veloce, continua velocissima, coltiva la perfidia e l’arte di organizzare ogni episodio con il suo arco drammatico. Magnifici gli attori, da Brian Cox a Hiam Abbass a Sarah Snook a Kieran Culkin. Eterno il tema: un ricco patriarca cerca tra i figli – e una figlia – il suo successore. Per sparigliare, fa entrare nell’asse ereditario la nuova moglie. Fatalità: dopo la festa per i suoi 80 anni ha un coccolone, e il nuovo assetto societario – operano nei media con la Cina e il Digitale che premono – non è stato ancora firmato.

 

Trama da “Re Lear”, non era difficile da capire. Neppure per la stampa estera a Los Angeles che dà il suo contributo all’imperante nostalgia candidando come attrici Debra Winger per “Will & Grace” (revival della serie anni 90) e Candice Bergen per “Murphy Brown” (revival della serie anni 80). Può essere che siamo entrati nell’età di mezzo: giornalisti troppo giovani per capire, se non lo leggono nelle note per la stampa, che una serie può rifare Shakespeare. Ma abbastanza stagionati per non provare neanche un po’ di curiosità per una serie come “Maniac”.

 

“Too Netflixy”, sicuro, intendendo con questo che la serie soffre di esibizionismo. Di esibizionismo soffre anche il regista Cary Fukunaga, assieme allo sceneggiatore Patrick Somerville. Ma è meglio questo modo di essere Netflix del modo che ha “Il metodo Kominsky” di essere Netflix. “Maniac” esagera con l’originalità, “Il metodo Kominsky” esagera con il modello “strana coppia di vecchietti con gli acciacchi”, vista e stravista al cinema. Michael Douglas (candidato come attore comico protagonista) assieme al compagno Alan Arkin (candidato come attore comico non protagonista, solo la stampa estera può spiegare la disparità di trattamento) regge benissimo il gioco. Sono assai più bravi, e senza rete, Emma Stone e Jonah Hill in “Maniac”. Per di più, essendo i votanti della stampa estera, si sperava che almeno qualcuno fosse a conoscenza della serie norvegese che ha fatto da modello.

 

I giornalisti esteri a Los Angeles hanno esaurito la loro voglia di stranezze candidando tra le serie comiche “Kidding - Il fantastico mondo di Mr Pickles”, showrunner Dave Bolstein (la mania di spiegare i titoli ha contagiato anche Sky Atlantic). Da quando crede di essere la reincarnazione del comico Andy Kaufman, Jim Carrey ha l’occhio ancora più spiritato del solito (vedere, per credere, il documentario “Andy & I”). Mr Pickles è il presentatore di un programma tv per bambini, in un’interpretazione a metà tra “lo spettacolo deve andare avanti” e “Ridi pagliaccio sul tuo amore infranto…” – anche l’attore ha avuto la sua candidatura. Nella stessa categoria, Sacha Baron Cohen per i travestimenti di “Who is America?”. Sempre in parte, il comico ha già chiesto a Sarah Palin di accompagnarlo alla cerimonia, il 6 febbraio a Beverly Hills.

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