Graditi ritorni

Niente mette più allegria di Mrs Maisel, alle prese stavolta con le truppe rimaste a New York

Mariarosa Mancuso

Niente mette più allegria del ritorno di Mrs Maisel, la casalinga ebrea dell’Upper East Side che si improvvisa cabarettista laggiù nel Village (dopo che il marito l’ha tradita con la segretaria, una troppo stupida per far funzionare il temperamatite elettrico). Abbiamo bisogno della nostra dose di vestiti eleganti, colori pastello, cappellini, tacchi alti e borsetta coordinati. In una puntata della terza stagione – dal 6 dicembre scorso su Amazon Prime – ammiriamo un abito con la gonna metà rossa e metà blu, mentre il corpetto è metà blu e metà rosso a parti invertite: la stessa scacchiera si ritrova in miniatura sulle scarpe. Era dall’ultimo episodio di “Mad Men” (a maggio 2015) che non ammiravamo un così elegante guardaroba.

 

Niente mette più allegria del ritorno di Mrs Maisel. Il padre della showrunner Amy Sherman-Palladino si chiamava Don Sherman, che era nato nel Bronx e aveva fatto l’apprendistato nei locali del Greenwich Village (Palladino è il consorte e coautore della serie). Attore di un certo successo, manteneva l’abitudine di scambiarsi storielle con gli amici: “Sembrava di vivere in ‘Broadway Danny Rose’”, ricorda la figlia per rendere l’idea. “La fantastica Mrs Maisel” gli rende omaggio, toccando tutti i luoghi della comicità ebraica newyorchese: dal Gaslight Café agli alberghi sui monti Catskill. Le famiglie si trasferivano per le vacanze, e i comici facevano la stagione, con precise gerarchie. Come ben sa Danny Rose, impresario sfigato che ha per cliente uno strozzapalloni, e in alternativa un pinguino pattinatore vestito da rabbino. Nel mestiere vali quanto valgono i tuoi artisti. In questo caso, poco o nulla.

 

Dopo la serata nella cantina del Village, quando aveva mostrato le tette dopo essersi scolata una bottiglia di vino kosher, Mrs Maisel nella seconda stagione era arrivata nella grande palestra dei monti Catskill. Con gran sfoggio di completini estivi, shorts e foulard per viaggiare nella macchina scoperta del simpatico dottore subito adocchiato dalla mamma che dà una spintarella. Purtroppo il padre Abe assiste a uno spettacolo e come già era successo al consorte capisce che molte battute vengono dalla vita vissuta. Poi riscritte, aggiustate, limate (chi non è del mestiere non riesce a immaginare quanto, e neanche quante prove servono per essere pronunciate con i tempi giusti). Ma se fanno ridere è perché all’origine c’è qualcosa che fa male.

 

Nella terza stagione, Mrs Maisel incontra le truppe. Dovrebbe aprire gli spettacoli di Shy Baldwin (una specie di Harry Belafonte, meno fascinoso), ma all’inizio dimentica di annunciarlo come si conviene – segue un aspro confronto tra i rispettivi manager, tanto aspro che Susie non riesce a pronunciar parola. Non va in guerra, l’Uso forniva spettacoli anche per i militari di stanza New York. Abbastanza vicino per tornare a casa, vestirsi per la sera, e scoprire con orrore che il genitore si è licenziato dalla Columbia dove insegnava. E i soldi della mamma texana, ramo petrolio, non bastano per mantenere l’appartamento a Manhattan. Già che c’è, il genitore matematico che simpatizza per gli hippie al punto da portarseli a casa – “It’s the Sixties, Man!” è il titolo del secondo episodio – trova il guardaroba esagerato, impossibile da indossare in una sola vita.

 

Prima dello spettacolo, Midge promette a Susie che non farà battute sui maschi né sulle loro private dimensioni. Tenendo presente che soldato semplice in inglese si dice “private”, immaginate la quantità di doppi sensi che una comica dalla lingua tagliente ne può ricavare.

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