Se la politica tramonta s'avanza la repubblica dei comici

Giuseppe Sottile

Pif guida la rivolta delle sedie a rotelle contro la regione Sicilia. E Grillo a Roma infiamma i tassisti

Bisognava essere lì, in quel giardino malinconico che risponde al nome di Palermo, per capire di che pasta e di che sale è fatto il grillismo. Bisognava essere a Palazzo d’Orleans, tra le mura disincantate che si affacciano su piazza Indipendenza, per vedere di quali miserie e di quali viltà riesce a vestirsi un presidente della regione come Rosario Crocetta: sì, proprio lui, quel Crocetta che da cinque anni, per mascherare il baratro in cui sprofonda la Sicilia, non fa altro che recitare le vecchie giaculatorie dell’antimafia. E bisognava anche vedere il sorriso ironico e beffardo con cui i suoi uomini di scorta facevano finta di proteggerlo. Perché l’altro ieri, davanti al governatore della Sicilia, non c’erano né boss né picciotti, né coppole storte né lupare. C’era solo un piccolo, minuto esercito di disabili armati soltanto delle loro sedie a rotelle. Li aveva reclutati Pif – al secolo Pierfrancesco Diliberto, regista e attore – per urlare l’abbandono al quale sono stati condannati dagli uffici della regione e per inscenare, va da sé, una manifestazione utile non soltanto per la nobile causa, ma anche per le telecamere delle Iene, acquartierate lì da oltre un mese per denunciare “il grande scandalo dei diritti negati” e, al tempo stesso, alimentare il fuoco di una trasmissione che fa ascolti solo se va in giro per l’Italia a mostrare le lordure e le storture nascoste tra le pieghe di una politica che spesso sa solo balbettare.

 
Bisognava proprio vederlo Crocetta, dentro il salone delle feste di Palazzo d’Orleans, mentre Pif lo incalzava con domande sempre più urlate, con parole sempre più taglienti, con toni sempre più sferzanti. Il governatore della Sicilia, avvezzo alla solitudine del comizio, non reggeva il passo.

Annaspava nelle acque dell’inconcludenza e ossessivamente cercava un capro espiatorio sul quale scaricare le colpe di ciò che il suo governo non è riuscito a fare in cinque anni di allegra e farsesca amministrazione. E, annaspando, si riparava dietro agli uomini della scorta, come un poverocristo lapidato nel suo sinedrio non tanto da Pif quanto dagli occhi spietati delle telecamere, oltremodo impegnate a registrare il pallore delle sue guance, il gonfiore delle sue carotidi, l’impetuoso agitarsi delle sue mani, fino allo spiritato smarrimento dei suoi occhi.

 
Una giornata da dimenticare per Crocetta. E non solo per lui. I disabili – lo sanno pure le pietre – sono la parte più fragile e indifesa dell’umanità, e quelli di Sicilia vivono da quasi tre anni la più grande delle ingiustizie: la Regione, che avrebbe dovuto assisterli e aiutarli, li ha tragicamente dimenticati. Cancellati. Buttati nel secchio della spazzatura. Li ha dimenticati il governo presieduto da Crocetta e li ha dimenticati quella sinistra che tanto dibatte a Roma sulla necessità di dare ascolto “a chi vive ai margini e a chi chiede giustizia sociale”; li hanno dimenticati i partiti dell’opposizione e persino i sindacati. E li ha dimenticati pure la cosiddetta società civile, quella che ama mettersi in marcia per ottenere la legge sulle unioni civili o per garantire accoglienza e ius soli agli immigrati salvati in mare dalle motovedette.

 
A colmare tanto vuoto ci hanno pensato le Iene e, a seguire, Pif. Il quale, quasi per un capriccio del destino, si è ritrovato alla testa di una rivolta – la rivolta delle sedie a rotelle – proprio nelle stesse ore in cui a Roma un altro attore, Beppe Grillo, lisciava il pelo alle proteste, violente e sconsiderate, dei tassisti in sciopero.

 
Una semplice coincidenza? E’ probabile. I disabili della Sicilia – era stato questo il primo documentario delle Iene – non erano riusciti a trovare udienza né presso l’assessore regionale alle Politiche sociali, Gianluca Miccichè, né presso la presidenza della regione. Gli sfortunati, accompagnati dai parenti e dagli amici che spingevano le sedie a rotelle, insistevano per un colloquio ma i rappresentanti del governo puntualmente fuggivano dalla porta di servizio. Per scavalcare il disumano muro dell’indifferenza e ottenere una promessa, per quanto vaga e fumosa, da Crocetta c’è voluto Pif, con le sue telecamere e con la sua sceneggiata. E questo a dimostrazione del fatto che quando tramonta la politica inesorabilmente s’avanzano i comici, con i loro sberleffi e il loro show business.

 
Un’alternanza poco confortante. Perché, nonostante la riconosciuta dimestichezza dei nostri attori con il reality, non ci aspetta di certo un mondo migliore. Quanti altri disagiati o perseguitati si rivolgeranno a Pif o alle Iene, a Grillo o all’Arena di Massimo Giletti per scavalcare le barriere paludose della politica e avere finalmente un palcoscenico sul quale rappresentare la loro sete di giustizia? Quanti altri disperati smetteranno di credere in un ideale, in un progetto o in un partito e si affideranno supplici a un guitto capace di “trasformare in una danza il mio tormento”?

 
Difficile dirlo. Ma un dato è certo: che, dopo avere attraversato la prima e la seconda Repubblica, potremmo ritrovarci da qui a poco nella repubblica dei giocolieri. Nella repubblica del Pif.

Di più su questi argomenti:
  • Giuseppe Sottile
  • Giuseppe Sottile ha lavorato per 23 anni a Palermo. Prima a “L’Ora” di Vittorio Nisticò, per il quale ha condotto numerose inchieste sulle guerre di mafia, e poi al “Giornale di Sicilia”, del quale è stato capocronista e vicedirettore. Dopo undici anni vissuti intensamente a Milano, – è stato caporedattore del “Giorno” e di “Studio Aperto” – è approdato al “Foglio” di Giuliano Ferrara. E lì è rimasto per curare l’inserto culturale del sabato. Per Einaudi ha scritto anche un romanzo, “Nostra signora della Necessità”, pubblicato nel 2006, dove il racconto di Palermo e del suo respiro marcio diventa la rappresentazione teatrale di vite scellerate e morti ammazzati, di intrighi e tradimenti, di tragedie e sceneggiate. Un palcoscenico di evanescenze, sul quale si muovono indifferentemente boss di Cosa nostra e picciotti di malavita, nobili decaduti e borghesi lucidati a festa, cronisti di grandi fervori e teatranti di grandi illusioni. Tutti alle prese con i misteri e i piaceri di una città lussuriosa, senza certezze e senza misericordia.