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L’Alleanza atlantica è in crisi da un pezzo

Iniziò alla fine della Guerra fredda, non con Trump, scrive Foreign Policy

16 Luglio 2018 alle 08:18

L’Alleanza atlantica è in crisi da un pezzo

“L’Alleanza atlantica, istituita per contenere l’Unione sovietica nel secondo dopoguerra, ha cominciato a morire alla fine della Guerra fredda”, ha scritto su Foreign Policy l’analista James Traub. “Quel che l’ha tenuta in vita negli ultimi tre decenni è stata non tanto una necessità strategica quanto una convergenza di valori: i valori dell’ordine liberale post bellico. Ora l’azionista di maggioranza dell’alleanza, gli Stati Uniti, hanno perso interesse in quei valori. L’alleanza era già un cadavere, ma Donald Trump ha piantato l’ultimo chiodo che ne chiude la bara quando ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare con l’Iran. Cosa succederà adesso?

 

Gli Stati uniti andranno di crisi in crisi, ma l’Europa deve affrontare domande ben più esistenziali: è stata espulsa dall’eden (anche se in questo caso si tratta di un giardino molto spinoso) sorvegliato dal potere militare e diplomatico americano e ora deve costruirsi una nuova, propria casa. I diplomatici europei, gli ex diplomatici, e alcuni accademici con cui ho passato qualche giorno a discutere sono d’accordo su questo. Sono meno d’accordo sul fatto che l’Europa possa essere pronta per questo compito. Il popolo americano, nel frattempo, preferisce occuparsi di questioni domestiche. Voleva un’attenzione speciale per l’America e ha votato per il candidato che ha promesso di dargliela.

  

E’ così che è toccato a Trump imporre il colpo di grazia all’alleanza che ha plasmato il mondo del dopoguerra. In termini di pura prossimità geografica, l’Europa è minacciata dal conflitto nel medio oriente in modo assai maggiore degli Stati Uniti. L’ondata di richiedenti asilo provenienti dalla Siria nel 2015 ha sconvolto la politica europea esponendone una vena di xenofobia e illiberalismo che ha lasciato una terribile cicatrice sulla pelle delle sue élite. L’Europa semplicemente non può permettersi di seguire la guida americana se gli Stati uniti sono pronti a instillare nuovo caos nella regione.

  

Ovviamente la vecchia reputazione europea di deferenza e sottomissione nei confronti degli Stati uniti è stata rinforzata dallo spettacolino offertoci dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla cancelliera Angela Merkel. Hanno visitato la Casa bianca nella speranza di ammansire il toro, per poi essere congedati con un misero ‘dopo di voi’ e ‘ah, tra l’altro, le sanzioni sull’alluminio ci saranno comunque’. Forse, però, ai leader europei serviva uno choc. Per i vecchi continentali, inclusi quelli che hanno passato gran parte delle loro vite considerando gli Stati Uniti una minaccia appena civilizzata, la prospettiva di affrontare crisi senza qualcuno che guardi loro le spalle sarà strano e disorientante. La transizione psicologica richiederà molto più tempo di quella politica. Trump, questo è sicuro, accelererà il processo”.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    16 Luglio 2018 - 10:10

    la Nato fu creata in funzione anti Patto di Varsavia che non c'è più , è una organizzazione inutile che vorrebbe mettere paura a Putin che è pacifista nel senso che non è scemo con tante BOMBE in ballo da la pagnotta a tanta gente e tiene in vita la industria delle armi.

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  • luigi.desa

    16 Luglio 2018 - 10:10

    la Nato fu creata in funzione anti Patto di Varsavia che non c'è più , è una organizzazione inutile che vorrebbe mettere paura a Putin che è pacifista nel senso che non è scemo con tante BOMBE in ballo da la pagnotta a tanta gente e tiene in vita la industria delle armi.

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  • branzanti

    16 Luglio 2018 - 09:09

    La situazione attuale ha il pregio di fare chiarezza e di evidenziare la cancellazione definitiva dell'alleanza transatlantica, che si reggeva su interessi complementari, oggi disconosciuti da parte americana, da cui riceviamo la patente di nemici. Il comportamento peggiore che potremmo seguire sarebbe trasformarci in questuanti che si umiliano per ricercare le briciole del nostro grosso ex amico, quando serve piuttosto la ricerca di una difficilissima unità di intenti fra europei. Una unità condizionata da interessi divergenti, rancori e sospetti, ma che sarebbe la vera chiave per la transizione psicologica dell'agire senza gli americani (non contro se non lo faranno loro). Si tratta di un passaggio per il quale è necessario procedere anche ad una deamericanizzazione, culturale e dei consumi prima che politica, delle nostre società. Insomma good bye Usa.

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