Le elezioni in Italia e l’Europa sorda

Bruxelles deve alzare le antenne per fermare i populismi, scrive l’American Interest 

16 Aprile 2018 alle 16:27

Le elezioni in Italia e l’Europa sorda

Matteo Salvini (foto LaPresse)

“I risultati delle ultime elezioni italiane, ormai, fanno parte di una routine” ha scritto sull’American Interest l’accademico Andrew Michta. “Ancora una volta, l’elettorato europeo ha approvato una mozione di sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali, e ancora una volta i titoli dei giornali parlano dello choc delle élite. Il voto italiano è in linea con quello avvenuto a settembre in Germania, che solo ora, dopo sei mesi, è riuscita a mettere insieme un governo di grande coalizione. Paese dopo paese, gli elettori continuano a rafforzare i partiti anti establishment, rigettando le forze tradizionali e chiedendo la fine del solito tran tran.

  

Come altrove in Europa, le cause principali della turbolenza politica [italiana, ndt] sono il malcontento legato all’immigrazione e la rabbia dell’elettorato per le inefficaci politiche di controllo dei confini, che hanno frustrato la capacità del governo di assorbire i nuovi arrivati e allo stesso tempo di mantenere la coesione sociale e culturale. Oltre all’immigrazione, c’è pure la preoccupazione legata agli alti tassi di disoccupazione e l’ansia […] che l’Eurozona così come è strutturata al momento, alla fine, dia all’Italia il ruolo principale nel secondo atto della ‘tragedia economica greca’. Quel che questi due filoni narrativi hanno in comune, però, è che sembra esserci ben poca autoriflessione sul perché vi sia questa crescente ondata di sentimento antisistema nell’elettorato, o sul come generare un nuovo consenso in fatto di politica domestica così da raddrizzare la sbilenca nave europea. Ormai, sta finendo il tempo a disposizione di Bruxelles per salvare il proprio futuro e l’evoluzione della democrazia in Europa e in generale in occidente. Gli ultimi tre anni hanno evidenziato un’apparente sordità tra le élite tecnocratiche europee, soprattutto quando si parla di una questione in particolare: l’immigrazione. Già nel 2015, un sondaggio […] mostrava che le preoccupazioni inerenti l’immigrazione superavano quelle sulla sicurezza economica e non solo. Eppure l’iniziale risposta delle élite europee in tutto il continente, rispetto al flusso migratorio dal Mediterraneo, era ampiamente in linea con il ‘possiamo farcela’ di Angela Merkel. L’impatto di questa ondata migratoria sul sistema senza confini di Schengen, all’interno dell’Unione europea e sulle comunità dove queste persone sono approdate, è stato profondo, ha messo a dura prova le amministrazioni locali e centrali e, cosa più importante, ha eroso la fiducia del pubblico nella capacità delle élite di gestire la crisi migratoria. La ribellione dell’elettorato europeo continuerà fintanto che l’establishment politico crederà di poter mantenere questa posizione elitista sull’immigrazione, sull’identità nazionale e sulla cultura, secondo cui alla fine l’elettorato si dovrebbe ‘abituare’. Le elezioni italiane ci hanno ricordato, ancora una volta, quello che una crescente porzione dell’elettorato vuole dai suoi leader”.

  

Traduzione a cura di Tommaso Alberini

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