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L'America smetta di urlarsi addosso

Così i demagoghi stanno acuendo le divisioni. Il Wall Street Journal spiega in che senso questo dovrebbe essere invece tempo d'unità

1 Ottobre 2017 alle 06:16

 L'America smetta di urlarsi addosso

Tutto questo lo abbiamo già visto entrambi: un punto critico della storia americana in cui i disordini politici, sociali ed economici fanno sì che troppi americani si combattano a vicenda, anziché cooperare tra di loro per costruire un paese migliore”. Così esordisce, sul Wall Street Journal, un editoriale a quattro mani firmato da James A. Baker III e Andrew Young, rispettivamente ex segretario al Tesoro (1985-88) e poi di Stato (1989-92) e ambasciatore americano presso le Nazioni Unite (1977-79). “Abbiamo vissuto la Grande depressione, quando uomini armati di mazze e bastoni scendevano in strada per risolvere con la violenza le differenze lavorative. Abbiamo anche vissuto il conflitto civile degli anni Sessanta, quando le città dell’interno bruciavano nel fuoco delle divisioni razziali e le autorità uccidevano studenti innocenti che protestavano pacificamente contro la guerra. In un certo senso, il frastuono della dissonanza è oggi più forte che in passato. L’ideale della nazione americana secondo cui ‘e pluribus, unum’, ossia ‘da molti, uno solo’, oggi rischia di tramutarsi in un motto privo di significato. Gli Stati Uniti sono sempre più divisi lungo i confini della razza, dell’etnia, del genere, della religione e dell’identità sessuale. Innumerevoli demagoghi sono in allerta, pronti a sfruttare queste differenze. La politica dell’identità agguantata da entrambi i principali partiti politici sta erodendo il principio cardine secondo cui gli americani sono, prima di tutto, americani. Le divisioni sociali sono reali, così come lo è il lascito dell’ingiustizia. Tutto può e deve essere affrontato. Chi predica l’odio deve essere chiamato in causa per le sue malvagie convinzioni. Ma anche se si condanna l’estremismo, gli americani di buona fede devono tenere alto il vessillo del dialogo civile e costruttivo. Il paese deve compiere una scelta difficile. I suoi cittadini possono continuare a urlarsi addosso, spesso per questioni perlopiù simboliche, oppure possono fare ciò che i cittadini di questo paese hanno già fatto in passato: lavorare insieme sui problemi reali che concernono tutti”.

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