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IL BI E IL BA
Il trionfo politico del partito dei magistrati al referendum
Ha vinto la guerra, e non una battaglia tra le altre, una scaramuccia di confine come quelle tra le superpotenze di Orwell. Il disordine strutturale creato dal terremoto del 1992 è da oggi, irreversibilmente, il nuovo ordine legittimo
Mentre butto giù queste righe ho la maratona Mentana in sottofondo, e mi sembra di star seduto al Bar del Castagno di 1984. Come Winston, ascolto i bollettini sulla guerra perpetua e inconcludente tra Oceania, Estasia ed Eurasia. I commentatori di La7, con la loro vistosa deformazione romanocentrica e politicistica (insomma, con il loro cronico dalemismo), stanno almanaccando con sottigliezza rococò sui significati politici del voto – se Meloni ne esce solo indebolita, azzoppata o addirittura sfiduciata; come cambiano gli equilibri nella maggioranza; se sull’altro fronte, al solito, vince Conte e perde Schlein; quale nuova lite scoppierà sul ballatoio centrista. Ci sono segnali che alle prossime elezioni il campo largo dell’Estasia potrebbe sconfiggere il governo dell’Eurasia, cercando un’alleanza tattica con i moderati dell’Oceania, ma chissà. È quasi comico vederli infervorarsi così mentre sorseggiano gin scadente sotto il ritratto del Grande Fratello.
Nessuno che accenni all’unico vincitore, all’unica vera notizia, anzi all’unico passaggio storico: il referendum suggella il trionfo politico del partito dei magistrati. E attenzione, stavolta non ha vinto una battaglia tra le altre, una scaramuccia di confine come quelle tra le superpotenze di Orwell. Ha vinto la guerra. Il disordine strutturale creato dal terremoto del 1992 è da oggi, irreversibilmente, il nuovo ordine legittimo. L’anomalia del pm italiano e dei suoi poteri da signorotto secentesco è accettata definitivamente come norma. E la pedagogia della gogna ha ormai plasmato a tutti i livelli, alti e bassi, la cultura della nuova Italia. Qualcuno l’ha chiamata guerra dei trent’anni: il tempo perfetto perché si cuocesse a puntino – e sarà interessante conoscere i dati sul voto giovanile – un’intera generazione che non ha mai incontrato sulla propria strada quelle culture garantiste e tolleranti della Prima Repubblica che avevano ispirato, bene o male, la riforma. Ma tutto è a posto adesso, la lotta è finita. Siamo riusciti a trionfare su noi stessi. Ora amiamo il Grande Gratteri.