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il bi e il ba
Le 4 fasi che hanno portato alla morte della forma-Rep.
La fase sperimentale del proto-scalfarismo, la stagione classica della sua piena fioritura, il trauma del 1994 con la fase manieristica e infine il disfacimento totale, con la perdita totale del disfacimento prospettico
“Musei: cimiteri!”. L’equivalenza postulata dal Manifesto del Futurismo vela di malinconia la mostra romana per i cinquant’anni di Repubblica. Per parte mia, da gemello quasi perfetto del quotidiano di Scalfari, non posso fare a meno di vedere nella museificazione di Repubblica un altro sintomo del mio invecchiamento: anno dopo anno ho visto sigle gloriose – testate giornalistiche, marchi editoriali, acronimi di partiti storici, nomi di band musicali – trasformarsi da iscrizioni solenni all’ingresso di un tempio in scialbe insegne su un cenotafio, dove del morto non ci sono neppure i resti. Ma usciamo subito dal vicolo cieco dell’autocommiserazione e proviamo a portare fino in fondo l’analogia. Se i musei sono i cimiteri dell’arte, ogni forma artistica è come un uomo che percorre il ciclo delle età. Ebbene, attraverso quali fasi è invecchiata e morta la forma-Repubblica? Se spettasse a me periodizzare, userei lo schema in quattro fasi dello storico dell’arte Henri Focillon (Vita delle forme). Dopo la fase sperimentale del proto-scalfarismo (suppergiù fino alla svolta dei casi Moro e D’Urso), Repubblica entra nella stagione classica della sua piena fioritura, gli anni Ottanta. Poi, dopo il trauma del 1994 e il passaggio del testimone a Ezio Mauro nel 1996, si scivola lentamente nella fase manieristica. La tecnica si raffina, il tratto Rep. s’imprime a tutti i prodotti della bottega editoriale, sempre più prevedibili, ma la missione originaria – guidare una fantomatica borghesia civilizzatrice e progressista – diventa la caricatura di sé stessa, avviando una spirale di autolegittimazione autoreferenziale. Il manierismo si fa vistoso con il reclutamento di nuove firme tanto impettite quanto fatue, arruolate senz’altro criterio che la lotta al nemico giurato. Ma via via che il nemico si incammina verso il mausoleo privato di Arcore, l’equivoco si svela. E si arriva al disfacimento finale, l’impazzimento barocco, la perdita totale del centro prospettico – insomma il periodo degli edoardoprati e dei paoloberizzi. R.i.p. Rep.