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Lo stato del dibattito sulla politica estera richiede, più che un accademico, l'intervento di un idraulico

Guido Vitiello

Ormai i tombini sono saltati ovunque e stanno venendo fuori impetuosamente le acque reflue di decenni di propaganda sovietica. L’intero paese ha iniziato ad allagarsi. Fino al voto contrario del partito di Conte alla mozione sull’Iran

Non intendo strizzare l’occhio all’anti-intellettualismo in voga in Italia dai tempi del culturame, ma è evidente che lo stato corrente del dibattito sulle guerre e la politica estera richiederebbe, più che la parola di un accademico, l’intervento d’urgenza di un idraulico in salopette. Mi è bastato allontanarmi di qualche passo dal trambusto delle cronache per indovinare a colpo d’occhio qual è il nostro problema di igiene pubblica, e non posso farci nulla se il suo nome tecnico non è dei più eleganti: rigurgito fognario. Gli editoriali ormai autoparodistici del Fatto Quotidiano, lo sfacchinare da un talk-show all’altro di certi simulacri di intelligencija anni Trenta come il professor D’Orsi o il professor Montanari, l’accanimento al limite dello stalking della sinistra peggiore contro la social-traditrice Pina Picierno, il culto stralunato (e staliniano) di Francesca Albanese, le truci parole d’ordine dei cortei per Gaza, ma anche certi dibattiti che mi capita di orecchiare sui profili social della classe disagiata accademico-editorial-giornalistica, e che sembrano venire da mezzo secolo fa: i tombini sono saltati ovunque. E stanno venendo fuori impetuosamente le acque reflue di decenni di propaganda sovietica, specie brezneviana, e di altre fonti di avvelenamento ideologico capillare.

Nei primi anni Novanta, dopo il crollo dell’Urss, circolavano in Italia molte qualificate imprese di pulizie (la più perniciosa aveva sede a Milano), ma con calcolo miope si trascurò di bonificare quei liquami accumulati, e ci si affrettò a tappare tutto alla bell’e meglio. Nessuno poi s’incaricò di sorvegliare regolarmente i pozzetti, nell’illusione che con il tempo quella robaccia si sarebbe chissà come spurgata da sola. E invece la melma tossica cominciò ad affluire da ogni direzione verso un grande collettore, un collettore a cinque stelle, che fece saltare tutto l’impianto. L’intero paese cominciò ad allagarsi. Fino al voto contrario del partito di Conte alla mozione sull’Iran.

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