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il bi e il ba

Governi balneari, da Bonomi al Papeete

Guido Vitiello

La spiaggia è metafora del nostro spazio pubblico carnevalesco. I politici sul bagnasciuga sono la norma, non l'eccezione

Allora, siete pronti a festeggiare il 4 luglio? No, non il Giorno dell’Indipendenza – e che facciamo, importiamo le feste altrui? – ma una ricorrenza tutta indigena: il centenario del primo “governo balneare” in Italia, il Bonomi I, 4 luglio 1921. Se non ci sarà consentito festeggiare in costume da bagno, facciamone almeno una bella retrospettiva cinematografica. Tutta la filmografia necessaria la troverete in “L’ultima spiaggia. Rive e derive del cinema italiano” di Christian Uva, appena pubblicato da Marsilio. Perché il Bonomi I non è un’anomalia, al contrario: tutti i governi italiani sono stati in senso lato o in senso stretto balneari, dal bagnasciuga di Mussolini alle cubiste del Papeete.

 

Ben più della piazza o del palazzo, la spiaggia è metafora del nostro spazio pubblico carnevalesco. I lidi coloniali, il “neorealismo estivo” (Flaiano), i capocottari del caso Montesi, gli innumerevoli beach movie del cinema del miracolo economico, e poi, dopo la risacca velenosa degli anni di piombo, la seconda ondata, quella di “Sapore di mare”, che tentava di riallacciare l’euforia un po’ isterica degli anni Ottanta all’allegro fantasma dei Sessanta. La tappa più recente, per il momento, è dell’aprile 2020: il bagnante di Rimini ripreso da un drone, circondato dai vigili in assetto anti Covid e dai loro quad. Un’immagine che neppure il Marco Ferreri più ispirato. E’ proprio l’ultima spiaggia.

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