IL BI E IL BA

La vera barzelletta su Berlusconi

Guido Vitiello

Opinionisti che si congratulano con Luigi Di Maio perchè ha mandato gli auguri a Berlusconi. Abbiamo perso il senso dell'umorismo

Due barzellette racchiudono il senso di questi giorni. La prima l’ha raccontata Silvio Berlusconi nel 1994, poco dopo la discesa in campo. C’è D’Alema che dice a Bertinotti: Berlusconi è morto. E come è successo? Si è incendiata una sede di Forza Italia. Bruciato vivo? No, era all’ultimo piano e si è buttato giù. Sfracellato al suolo? No, c’era un telone, è rimbalzato ed è finito sulla bandiera dell’ambasciata turca. Impalato alla turca? Neppure, ha fatto leva sull’asta ed è rimbalzato di nuovo sul telone.

 

Dopo una serie acrobatica di incidenti e salvataggi esilaranti, Bertinotti si spazientisce: insomma, com’è morto? E D’Alema: abbiamo dovuto abbatterlo. Il pubblico rideva, ma non sapeva ancora di ridere della propria immagine allo specchio.

 

Tutta la parabola dell’antiberlusconismo del quarto di secolo successivo era compendiata in quella storiella profetica e autoprofetica su un capro espiatorio indistruttibile, refrattario all’immolazione rituale: un pharmakos di gomma, della cui mortalità molti sembrano accorgersi solo in tempi di pandemia.

 

La seconda barzelletta ve la racconto io: c’è un paese in cui gli opinionisti di tutti i giornali fanno a gara a congratularsi con il giovane ministro degli Esteri e con i meriti della sua raggiunta maturità politica e umana, perché invece di augurare pubblicamente la morte a un capo politico ultraottantenne ricoverato in clinica, gli ha mandato un messaggio cordiale di incoraggiamento.

 

E se dopo questa non riusciamo a riderci in faccia da soli, è segno che in venticinque anni abbiamo perso tutto, anche il senso dell’umorismo.

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