Il Bi e il Ba

Chi vuole guidare i moderati ci parli meno di praterie e più di Termopili

Guido Vitiello

La metafora politica della prateria è di gran moda, ma oggi si possono aprire solo varchi fortunosi. Vale più un Leonida di Sparta di mille Leoni da Tastiera

Praterie. Metafora politica ben strana, che vanta però centinaia di cultori. Citerò tre casi recenti, scelti con il più meticoloso manuale Cencelli. Se il Pd vuole morire grillino, “si aprono praterie per Italia Viva” (Maria Elena Boschi); ora che a dettare la linea ai conservatori sono Salvini e Meloni, “ci sono praterie da occupare” (Filippo Rossi, fondatore della Buona Destra); “dobbiamo capire che al centro ci sono praterie che vanno colmate” (Pier Ferdinando Casini).

 

Dubito che la metafora venga dai film western: un po’ per fatto generazionale, un po’ perché qualcuno avrebbe dovuto avvisarli che quelle praterie sono piene di pellerossa incazzosissimi che cacciano bisonti e tirano frecce avvelenate. Forse è mutuata dalle telecronache calcistiche, ma allora bisognerà pure ricordare che, se non ti affretti a tirare, la difesa si ricompatta e le praterie si richiudono.

 

In ogni caso, la metafora contiene un errore topologico gravido di perniciose illusioni. Sono decenni che non esiste più uno “spazio politico” suddiviso per stanze, una specie di appartamento con un’ala destra, un’ala sinistra e un ampio salone centrale che resta sfitto finché non arriva un nuovo inquilino; c’è solo la possibilità di aprirsi varchi fortunosi e fare in modo di attirarvi un elettorato volubilissimo.

 

Insomma, i benintenzionati che vogliono mettersi alla guida dei moderati dimentichino John Wayne e guardino “300”, e invece che di praterie ci parlino di Termopili. Capiranno che quando si combatte nelle strettoie attuali, ancorché destinati a morte certa, vale più un Leonida di Sparta di mille Leoni da Tastiera.

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