Genesi delle fake news

Il termine oggi più associato alla retorica trumpiana è nato da una campagna liberal finanziata da Google

19 Febbraio 2018 alle 09:05

Genesi delle fake news

Foto di Exile on Ontario St via Flickr

Il fenomeno delle fake news esiste all’incirca dalla comparsa dell’uomo sulla terra, ma la sua codificazione nel dibattito contemporaneo, la genesi del tormentone globale che definisce la nostra era dell’informazione, ha una data di nascita precisa: 13 settembre 2016. Sharyl Attkisson, giornalista d’inchiesta del gruppo Sinclair, agglomerato televisivo di tendenza conservatrice, ha ricostruito il fatidico momento in cui l’eterna pratica distorsiva e propagandistica dell’informazione si è trasformata in frase fatta e poi in martello politico nelle mani di Donald Trump, scoprendo che all’origine dell’espressione che fa salivare il mondo c’è una campagna di sinistra per smascherare la fiorente fabbrica disinformazione conservatrice. Grazie a un formidabile colpo di mano comunicativo, Trump si è poi appropriato di un copyright dell’universo liberal e lo ha usato, come sappiamo, contro i suoi stessi fondatori. A settembre del 2016 una piccola non profit di nome First Draft ha lanciato un’iniziativa per “contrastare le bufale e i ‘fake news report’”, segnando la prima volta – sempre secondo la ricostruzione che Attkisson ha presentato in un Tedx talk – in cui l’espressione fake news è stata usata nel contesto odierno. Lo scopo di First Draft era distinguere le notizie verificate dagli elementi di propaganda che sempre circolano in rete e sviluppare strumenti perché le prime comparissero in modo prominente nei motori di ricerca e le seconde fossero invece inabissate o eliminate dai grandi selezionatori di contenuti. L’associazione si occupava in particolare di smontare e sbugiardare le notizie false create ad arte dal febbrile universo di propagandisti e troll della destra americana.

 

La giornalista ha scoperto che uno dei principali finanziatori di First Draft era Google, compagnia guidata allora da Eric Schmidt, dichiarato sostenitore di Hillary Clinton e dei democratici, e ha notato che dopo il lancio di questa iniziativa minore il termine fake news si è fatto rapidamente largo nel discorso politico. E’ diventata l’espressione onnipresente e imprescindibile nel dibattito, sorpassando e soppiantando sinonimi e termini afferenti. Un mese più tardi Barack Obama ha benedetto la guerra alla false notizie con un appassionato appello a regolamentare la folle macchina della disinformazione che minacciava la democrazia. L’8 dicembre del 2016, alla cerimonia per il pensionamento del senatore democratico Harry Reid, Hillary Clinton ha parlato della “epidemia di tendenziose fake news e falsa propaganda che ha inondato i social media nell’ultimo anno” e ha spiegato che “le cosiddette fake news possono avere conseguenze nel mondo reale”. Due giorni più tardi, il 10 dicembre, Trump ha twittato per la prima volta di fake news, aggredendo naturalmente la Cnn, che di lì a poco si sarebbe guadagnata il peggiorativo di “very fake news”.

 

Fake news, il rovesciamento trumpiano

In quel momento è iniziato il grande rovesciamento della tavola comunicativa che era stata imbandita dalla sinistra contro Trump e tutti i suoi alleati occulti, dalle troll farm della Macedonia a Breitbart: “E’ successo qualcosa che nessuno si aspettava. La campagna contro le fake news si è ritorta contro i suoi autori. Ogni volta che i suoi avversari gridavano fake news, Trump li chiamava a sua volta fake news, finché non è riuscito a intestarsi il termine in maniera talmente inequivocabile che anche quelli che lo promuovevano sono stati costretti ad abbandonarlo, come ad esempio il Washington Post”, ha detto Attkisson. Nella percezione di oggi, Trump è il padre della campagna sulle fake news, e agli occhi della sua base in perenne agitazione la lotta senza quartiere ai media mainstream è la chiave fondamentale della sua azione politica.

 

In realtà, è stato un altro bluff da palazzinaro spregiudicato, una “acquisizione ostile” fatta da Trump per contrastare una campagna coordinata del mondo democratico e finanziata dalla più importante azienda del settore. Pensavano di smascherare gli avversari mostrandone l’impurità, e sono finiti incastrati dalla loro stessa purezza.

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