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Davide Caparini, il leghista low profile che governa i soldi

Intervista all'assessore al Bilancio della regione Lombardia: “È una macchina efficiente, e continuerà ad esserlo. L’autonomia ci consentirà di fare quello in cui siamo bravissimi: economia di scala e di efficienza”

29 Aprile 2018 alle 06:00

Davide Caparini, il leghista low profile che governa i soldi

Davide Caparini (foto LaPresse)

“Mica mi farai risultare come un personaggio, eh?”. Davide Caparini è tutto qui, in questa domanda off the record, all’inizio del suo dialogo con il Foglio. Camuno di poche parole, rifugge i riflettori ma non scappa dalle riunioni operative. Anzi. E’ uno degli uomini più attenti e più vicini al presidente Attilio Fontana. Leghista della prima ora, ingegnere meccanico, figlio del mitico Bruno, che a Brescia e dintorni conoscono tutti. Come tutti conoscono il figlio Davide, deputato per cinque legislature. La cosa buffa della vita è che Caparini non vuole fare il personaggio, e ragiona sulla comunicazione in termini di understatement. Fare e minimizzare.

 

Eppure tutta la sua vita, in Lega, è stata dedicarsi alla comunicazione: editore dell’Indipendente di Daniele Vimercati, fondatore di Radio Padania, editore della Padania, vicepresidente della commissione di Vigilanza della Rai. Il suo stile è tutto qui, ton sur ton, come i suoi vestiti: c’è da lavorare, e dobbiamo lavorare.

 

Adesso, in Regione Lombardia, ha le chiavi della cassa: assessore al Bilancio e tutto quello che ne consegue. Il suo predecessore è stato Massimo Garavaglia, oggi in Parlamento. “Regione Lombardia è una grande istituzione dove i politici passano, ma la struttura resta. La struttura dirigenziale e amministrativa è fondamentale per la buona riuscita di qualunque progetto, soprattutto per quanto riguarda le regioni. E in Regione Lombardia la qualità della struttura dirigenziale è altissima. Non stiamo parlando di un’università, ma di un master in amministrazione pubblica. Ci sono tante competenze e tante capacità”.

 

Sorride, quasi, al telefono. “Una cosa che mi ha colpito fin da subito è l’orgoglio di appartenere a una istituzione che spesso detta i tempi alla politica nazionale da parte dei dirigenti, dei funzionari, di tutti i dipendenti. Anche perché è vero: le best practice di Regione vengono poi assunte dalle altre regioni o dallo stato come punto di riferimento. Quindi, se mi chiede qual è stata l’eredità che ho trovato posso dire di aver trovato in garage non una Ferrari, ma addirittura una Lamborghini”. Poi però ci sono i conti. “Sì, i conti sono fondamentali. Anche perché la Regione Lombardia è prima per contribuzione allo stato. Lo abbiamo detto mille volte durante il referendum per l’Autonomia. E’ la regione che ha pure subito più di tutte, negli ultimi cinque anni, a livello di tagli. Insomma, che la Lombardia abbia fatto la sua parte per provare a ridurre il disavanzo dello stato centrale è fuori di dubbio. Però la Regione ha dovuto tagliare anche tanti servizi, e questo si vede. Abbiamo bisogno di investimenti, e penso alla rete ferroviaria. La Lombardia ha bisogno di investimenti sulla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade. Basti pensare che ci sono oltre mille chilometri di strade che sono nella terra di nessuno”.

 

In che senso? “Nel senso che stanno a cavallo tra le competenze provinciali e quelle regionali, peraltro acquisite forzosamente: anche quelle hanno bisogno di essere manutenute. Vogliamo pensare alle migliaia di cavalcavia? Abbiamo visto accadere tragedie. Ma questo vuol dire mettere mano con costi altissimi tra verifiche, collaudi, messe in sicurezza o sostituzioni. La verità è che, parlando di conti, la mia preoccupazione è di trovare le risorse per la manutenzione straordinaria e ordinaria. E non stiamo parlando di nuove opere, ma di quelle esistenti”. A questo proposito, che fine ha fatto Lombardia Mobilità, la società mista con Anas? “Abbiamo ripreso il dialogo con Anas. Anche perché contemporaneamente Anas ha a sua volta avuto una profonda evoluzione dal punto di vista societario. E’ diventata una super-società di mobilità con Ferrovie dello stato. In questo senso torniamo al tavolo con un soggetto nuovo e diverso rispetto all’interlocutore originario di Maroni. Con loro stiamo evidentemente facendo una ricognizione sul piano della mobilità”. E di che cosa state parlando? “Parliamo di gomma ma anche di ferro. Ora rinnoviamo i vertici delle nostre ferrovie. La nostra intenzione è di impostare un discorso complessivo”.

 

Torniamo all’autonomia: è stata punto cardine nella campagna di Fontana. Ma anche Maroni prometteva che il residuo fiscale sarebbe rimasto in Regione, e così non è stato. Sarà davvero la volta buona o ci sentiremo dire che non ce la si è fatta, purtroppo, neppure questa volta? “Iniziamo a dirci che la Lombardia è una macchina efficiente, e continuerà ad esserlo. A prescindere dall’autonomia. Evidentemente però l’autonomia è un upgrading istituzionale che ci consentirà di gestire alcune competenze soprattutto se associate alla compartecipazione alle risorse”. Tradotto? “Tradotto vuol dire che ci consentirà di fare quello in cui siamo bravissimi: economia di scala e di efficienza. Se ci danno soldi e competenze, libereremo risorse per fare altro per i nostri cittadini. Non ti sarà sicuramente sfuggito che una Regione con 10 milioni di abitanti ha evidentemente delle potenzialità che ad altri sono precluse”. Non era sfuggito. “Ecco, quindi è ovvio che noi all’autonomia ci crediamo e stiamo lavorando sperando di avere al più presto un interlocutore che ci consenta di continuare il percorso intrapreso”. Discorso difficile, non c’è neanche il governo. “Più che altro noi viviamo in una Repubblica in cui lo stato, qualsiasi colore abbia, ha sempre reso la vita difficile alle Regioni. Guardate quanti contenziosi tra stato e regioni ci sono: praticamente un conflitto perenne”.

 

Ripeto: non c’è il governo. Che cosa si augura che ci sia? Ovviamente la Lega… “Ovviamente. Noi abbiamo la fortuna di avere la situazione migliore possibile. Abbiamo un trend in crescita, un segretario di partito che sta gestendo le trattative nel miglior modo possibile e rispettando la coalizione. Io non posso che augurarmi di avere come interlocutore o sottosegretario uno del mio partito. Ma anche se non sarà così, confido nel fatto che tutte le forze politiche, in diverse fasi della loro vita, hanno individuato nell’autonomia e nel federalismo la soluzione dei problemi di questo paese. Il Movimento cinque stelle l’ha scoperta da poco. Però pensiamo al referendum per l’Autonomia della Lombardia: l’ha intavolato il Movimento cinque stelle, l’ha promosso la Lega, l’ha sostenuto Forza Italia e il Pd al governo ha proseguito il dialogo. Insomma, c’erano tutti. Ecco, adesso auspico coerenza. Niente di più”.

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