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A Milano, nella città del co-working, i sindacati trattano con l'algoritmo

Il lavoro ha cambiato anche Cgil e Cisl. Qui si lavora per i contratti atipici, il nuovo welfare, le partite Iva

19 Novembre 2017 alle 06:00

Nella città del co-working i sindacati trattano con l'algoritmo

LaPresse/Piero Cruciatti

Nella città del co-working, dove si dà la caccia alle mappature genomiche e l’algoritmo detta tempi e metodi del lavoro, c’è chi, nei sindacati, non considera l’innovazione come l’Idra di Lerna, un drago a nove teste, grande e velenoso. Anche nel mondo della rappresentanza (dei lavoratori) Milano è avanti un passo, anzi due. Nella Cgil, Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro, ha deciso di aprire una trattativa proprio con l’algoritmo, per provare a far diventare la tecnologia un alleato. Nella Cisl, Danilo Galvagni, segretario metropolitano, punta su un welfare diffuso, in grado di tutelare partite Iva e in futuro anche i driver di Foodora.

  

“Il sindacato s’interroga, le nuove professioni cambiano il modo di rappresentare i bisogni dei lavoratori – spiega Bonini – e noi siamo impegnati a intercettare questi bisogni, basti pensare ai luoghi di lavoro: un tempo la fabbrica, oggi realtà come le partite Iva sono presenti su un territorio vastissimo. Vogliamo capire ma allo stesso tempo ci muoviamo, con una nuova struttura di co-working che garantisce proprio alle partite Iva assistenza fiscale, un servizio di contabilità, seminari gratuiti su come costruire un sistema pensionistico, l’assistenza legale”. “Da sempre la Cisl ha dato rappresentanza anche a figure professionali che non erano inquadrabili in quelle tradizionali – spiega Galvagni – già negli anni ’50 abbiamo dato spazio ai giornalai. Oggi rappresentiamo molte categorie professionali, come gli avvocati e naturalmente le partite Iva. Vogliamo essere il punto di riferimento per una nuova rappresentanza sindacale. Milano non può essere solo la locomotiva del paese, deve saper dare qualcosa di più anche in termini di rappresentanza. A partire dai servizi, per costruire un futuro partecipato. Abbiamo la responsabilità di aprire la nostra capacità di rappresentanza a mondi professionali abituati a fare da soli, con strumenti negoziali inadeguati. Le trasformazioni nel mondo del lavoro sono rapide e occorre saperle interpretare”, aggiunge il segretario della Cisl. “Nel 2015 abbiamo costruito il dipartimento per l’Innovazione, un soggetto che studia i fenomeni e scommette sulla formazione. L’obiettivo è quello di creare una cultura nuova in grado di favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. La nostra è una cerniera, tra formazione e nuovi impieghi”. La Cgil ha costituito a Milano un Osservatorio sull’innovazione digitale, “che ha molti scopi: capire come si trasforma il lavoro tradizionale, comprendere come il digitale sta radicalmente cambiando l’impegno dei lavoratori. L’Osservatorio raccoglie le esperienze dei luoghi di lavoro e le mette a disposizione della città. Noi stiamo allargando il campo ad un confronto vasto, con la politica, le università, le fondazioni che studiano i cambiamenti e il digitale”, ricorda Bonini. Uno dei punti forti della Cisl invece è sempre stata la negoziazione del welfare: “occorre un Tavolo di confronto pubblico privato per discutere il welfare del futuro, anche perché è proprio il welfare a fare la differenza. Difficile portare questa riflessione nel mondo delle nuove professioni e delle partite Iva, dove ogni lavoratore compete sul mercato con gli altri. Una contraddizione che il sindacato, come soggetto terzo, può interpretare”.

     

La Cgil ha deciso però di considerare un valore le nuove professioni, senza dimenticare la tutela. E’ per questo che ha pensato di aprire una trattativa con l’algoritmo (nella logistica) che in rete organizza turni, tempi e modalità d’impiego di migliaia di persone. Ma Bonini alza ancora l’asticella: “Per arrivare a dare risposte compiute alle nuove categorie del lavoro dovremo cambiare la Cgil. Oggi siamo divisi in 13 categorie che guardano ad un sistema di imprese che, almeno in parte, non c’è più. Dovremmo ragionare in termini di aggregazione per liberare le risorse necessarie al sindacato confederale. Dobbiamo essere più incisivi sul fronte delle piattaforme web, dei servizi nella sharing economy. Anche nel lavoro intellettuale, editoria o anche sport, prevale il contratto ibrido. Noi abbiamo seminato tanto ma ora dobbiamo raccogliere. Bisogna che la Cgil si decida perché questa struttura non è più compatibile con le trasformazioni”. “Le nuove figure di professionisti sono lavoratori che non appartengono alle filiere di produzione tradizionali e non possono essere inquadrate nel sistema di rappresentanza creato fino ad oggi. Occorre lavorare perché i percorsi realizzati nelle grandi aziende, seppure in modo diverso, possono trovare una opportuna dimensione anche nel nuovo mondo del lavoro. E questo è possibile alimentando un vasto sistema di relazioni, ma anche rafforzando il welfare con le strutture sindacali che già funzionano, come l’Inas (i patronati) i Caf (assistenza fiscale), gli Enti bilaterali (organismi paritetici). Il welfare va gestito dai lavoratori attraverso la contrattazione”, conclude Galvagni. Innovazione, rappresentanza, welfare, scommesse da vincere, per dare un futuro ai lavoratori di oggi e di domani.

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