Gran Milano

The Milaneser diventa rivista vera e Città Milano rinasce

Giacomo Giossi

Dalle due pubblicazioni emerge un lavoro artistico e giornalistico raffinato, due poli di un sapere che si tramanda e si rinnova

Nell’ormai rituale classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita, Milano si conferma in ottava posizione, ma indagando i vari parametri che compongono la graduatoria si evidenzia come la città realizzi un balzo nell’area “cultura e tempo libero”, posizionandosi addirittura in seconda posizione (tre posizioni avanti rispetto all’anno precedente). Segno che attorno all’ormai vituperata retorica della città che sale qualcosa di vero e di sostanziale, anche nell’ambito culturale, non solo si percepisce, ma fiorisce e propone sguardi nuovi, originali e anche critici. La città dunque ormai raccontata solo come un’apparenza, in realtà offre contenuti e visioni. È il caso di una nuova rivista, nata all’interno della fucina creativa di Bonvini 1909 che all’apparenza sembrerebbe solo una cartoleria e una tipografia (il che già non sarebbe poco), ma che in realtà oltre ad avere uno spazio espositivo è un vero e proprio luogo di scambio e di confronto tra artigiani e artisti.

Negli anni Bonvini ha prodotto una finta rivista con delle vere copertine, ovvero “The Milaneser” che ora diviene una rivista a tutti gli effetti. Se da un lato The New Yorker è il riferimento, dall’altro The Milaneser ora va oltre l’interpretazione (e il gioco del doppio) per divenire una rivista capace di cogliere un cambiamento radicale che la città sta compiendo (spesso da sola), ma con il contributo di una comunità di persone che tra mille difficoltà a questa nuova Milano credono. Si parte con il primo dei milaneser, ovvero il sindaco Beppe Sala che firma l’editoriale di apertura, seguono pezzi su Milano tra gli altri di Aldenghi e Biondillo e poi è un trionfo dell’illustrazione, sintesi di un percorso di discussione e coinvolgimento artistico florido. Una rivista che si legge guardandola, cogliendone le forme e i colori.
 

Un lavoro artistico e giornalistico raffinato che fa coppia con un ritorno in grande stile, quello di “Città Milano”. Nata negli anni Novanta grazie alla cura e alla follia del fotoreporter Carlo Orsi e di un gruppo di amici – Silvana Beretta, Emilio Tadini, Guido Vergani, Gianfranco Pardi e Giorgio Terruzzi – Città Milano ritorna presentando il secondo numero della nuova serie il 12 dicembre al Teatro Parenti (ore 18). Diretta da Giangiacomo Schiavi e da Giorgio Terruzzi, la rivista ha nel suo cuore la fotografia, intesa ancora come reportage fotogiornalistico. Un gusto per la strada e il suo racconto che ha coinvolto in questo numero fotografi come Francesco Cito, Maurizio Gjivovich e Piero Masturzo, non manca poi uno speciale dedicato a Mario De Biasi. E infine tra gli altri i testi di Giovanni Soldini, Chiara Alessi e Massimo Turchetta. Un numero dedicato al vivere a Milano, agli interni delle case e alla forma dei quartieri (Pirelli Greco e Bicocca) e poi la protesta delle tende al Politecnico e un sogno alle Varesine di Maurizio Milani a partire da una fotografia felliniana di Alberto Dubini. Dunque illustrazione e fotografia, due elementi fondanti del discorso culturale milanese del Novecento che qui ritrovano nuova linfa e corpi inediti. Un senso del fare rivista dettato dal piacere e dal gusto che diviene obbligatoriamente contenuto e dunque critica e narrazione, sguardo e immaginazione.

The Milaneser e Città Milano come due poli di un sapere che si tramanda e si rinnova. Un gioco alla nostalgia che è una presa in giro divertita, perché le due pubblicazioni non ne accolgono la stanchezza e tracciano invece nuovi confini del campo di gioco. Offrono entrambe infatti quel desiderio dichiarato di fare meglio e fare insieme che è seppure con non poche contraddizioni il carattere di una comunità. Riviste dunque preziose, da collezione si sarebbe detto un tempo, che hanno però nel piacere della lettura una qualità intrinseca. Vanno lette, guardate e toccate, come oggetti vivi, testimoni di un tempo che troppo spesso si crede di conoscere. Non esistono due Milano, ma una sola e infinità Milano dentro alla quale trovare spazio, lavoro, amici e desideri da rincorrere.