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L'Anm pronta a spendere tutto per propagandare il No al referendum
L'Associazione nazionale magistrati è intenzionata a stanziare oltre un milione di euro per la campagna referendaria. Nella consapevolezza che la riforma Nordio, se approvata, eliminerebbe il potere di condizionamento dell'Anm e delle correnti sul Csm
Non solo la sparano grossa, ma se ne vantano pure. Le mailing list interne dell'Associazione nazionale magistrati sono un profluvio di felicitazioni reciproche: sono tutti contenti e orgogliosi della visibilità – con annesse polemiche – ottenuta dai manifesti fatti affiggere dal Comitato per il No dell’Anm in alcune stazioni ferroviarie e che riportano un messaggio totalmente falso (“Volete giudici sottomessi alla politica? Vota No!”). Persino l’ex pm Antonio Di Pietro, oggi membro del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, se l’è presa con i suoi ex colleghi, definendo “grave” la decisione di “raccontare bugie”: “L’Anm – ha detto – sta approfittando della credibilità intrinseca che giustamente aleggia da sempre intorno alla figura del magistrato per far credere ai cittadini quel che è utile ai loro interessi di bottega. Spiace che a truccare le carte siano proprio quelli a cui affidiamo ogni giorno il nostro destino convinti che non barino mai”. Ma nell’Anm trionfa l’antica linea: nel bene o nel male purché se ne parli. E pazienza se per mesi sono stati proprio i magistrati a invocare un dibattito fondato sui contenuti tecnici della riforma e non su argomentazioni ideologiche. Il contrario di quanto propagandato negli spazi pubblicitari apparsi in giro per l’Italia, dove si sostiene che la riforma Nordio sottoporrà addirittura i giudici al potere politico (anche qui cadendo in contraddizione, visto che fin dall’inizio l’Anm ha prefigurato l’assoggettamento dei pubblici ministeri: che c’entrano i giudici?). Insomma, una bufala clamorosa.
Ma l’iniziativa ha reso di attualità il tema delle risorse finanziarie che i comitati (quelli contrari e quelli favorevoli alla riforma costituzionale) impiegheranno in vista del referendum. Affiggere maxi cartelloni nelle stazioni ha un costo non indifferente. Ma i comitati per il Sì in questo confronto referendario dovranno fare i conti con un’associazione corporativa (l’Anm) che ha la possibilità di reperire le quote di iscrizione trattenendole direttamente dagli stipendi dei magistrati iscritti. Quota che lo scorso anno è stata innalzata da 10 a 15 euro al mese (quindi 180 euro all’anno per ciascuna toga) proprio per permettere al Comitato per il No di portare avanti la sua attività.
Nel 2024 l’Anm non si fece problemi a spendere 542 mila euro per organizzare il suo congresso nazionale a Palermo. Di questa somma, 267 mila euro furono spesi soltanto per l’agenzia viaggi, mentre 42.700 euro per uno spettacolo riservato dell’attrice Teresa Mannino. C’è da aspettarsi che la spesa per affrontare il referendum, tra l’ingaggio dell’agenzia di strategia per la comunicazione (Proforma, protagonista di storiche campagne elettorali per Emiliano e Vendola) e le spese per gli spot, supererà abbondantemente il milione di euro.
Lo scorso luglio il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, alla riunione del comitato direttivo dell’Anm disse: “Abbiamo accantonamenti per 1 milione e 700 mila euro, a cosa serve lasciare a casa un tesoretto?”. Ai circa 500 mila euro incassati annualmente dalle quote degli iscritti, l’Anm potrebbe aggiungere una parte di questo tesoretto, facendo schizzare la spesa per il referendum ben oltre il milione. Semplicemente l’Anm vuole giocarsi tutto, anche a costo di rimanere poi senza soldi, nella consapevolezza che, se passasse la riforma, l’associazione con le sue correnti non potrà più godere dell’incredibile potere di condizionamento che ha esercitato sul Csm fin dalla sua esistenza.
Ogni iniziativa verrà messa in campo dal Comitato per il No, un ente separato dall’Anm ma che in base al suo statuto “dà attuazione alle direttive del Comitato direttivo centrale dell’Anm”. Questo nonostante, a sua volta, lo statuto dell’Anm stabilisca che “l’associazione non ha carattere politico”. Impossibile non notare il palese contrasto tra le disposizioni: l’Anm con il Comitato per il No sta portando avanti un’attività politica, in violazione del suo statuto.
Nella magistratura, comunque, non manca qualche voce fuori dal coro. Un magistrato napoletano al Foglio critica il contenuto dei cartelloni pubblicitari affissi nelle stazioni con queste parole: “Ormai siamo all’oblio della ragione”.