il caso
I magistrati ora fanno propaganda per il No al referendum pure nelle chiese
In Puglia un gruppo di dieci toghe, capitanato da Antonio Diella, presidente del Comitato per il No dell'Anm, ha organizzato sette incontri all’interno di altrettante chiese delle diocesi di Trani, Molfetta e Andria per propagandare ai fedeli le ragioni del No al referendum della giustizia
Che diversi magistrati avessero la tendenza a ergersi a guide spirituali dei cittadini era già chiaro ascoltando i loro interventi pubblici e persino leggendo le espressioni usate in alcune sentenze e ordinanze di custodia cautelare. Ma la conferma definitiva arriva dalla Puglia, dove un gruppo di dieci toghe – capitanato da Antonio Diella, presidente del Comitato per il No istituito dall’Associazione nazionale magistrati – ha deciso di organizzare sette incontri all’interno di altrettante chiese delle diocesi di Trani, Molfetta e Andria per propagandare ai fedeli le ragioni del No al referendum della giustizia. Insomma, letteralmente il giro delle sette chiese. Gli incontri cominceranno lunedì prossimo alla Chiesa degli Angeli Custodi di Trani e termineranno il 26 febbraio alla Chiesa Madonna della Stella di Terlizzi.
Per quale ragione i magistrati dovrebbero discutere di politica nelle chiese è un mistero. La situazione diventa ancora più paradossale se si considera che tutte le toghe coinvolte sono apertamente contrarie alla riforma Nordio: insomma, saranno incontri a senso unico. Indottrinamento, anziché confronto democratico. Ospiti fissi degli eventi saranno Antonio Diella, presidente di sezione del tribunale di Foggia, e Giuseppe Mastropasqua, presidente del tribunale di Sorveglianza di Lecce e vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci) di Trani, che ha promosso gli incontri. Diella, come abbiamo detto, è nientedimeno che presidente del Comitato per il No dell’Anm. Mastropasqua si è già espresso pubblicamente per il No in un evento tenutosi a Trani il 17 ottobre. In quell’occasione intervenne anche Giuseppina Paracampo, presidente dell’Ugci di Trani, che sulla riforma costituzionale sembra avere una posizione molto chiara: “Serve solo a legare le mani ai magistrati, in particolare ai pubblici ministeri”.
A loro si aggiungeranno di volta in volta il procuratore di Trani, Renato Nitti, con al seguito praticamente mezza procura di Trani (i sostituti Giovanni Lucio Vaira, Marco Gambardella, Francesco Tosto e Ubaldo Leo, tutti già intervenuti pubblicamente per il No), il procuratore di Foggia, Enrico Infante (iscritto al comitato per il No dell’Anm), e Antonella Cafagna, gip del tribunale di Bari e presidente dell’Anm di Bari. Insomma, un parterre che non lascia spazio ad argomentazioni diverse da quelle del No al referendum, alla faccia del pluralismo.
Tutto ciò avverrà all’interno delle chiese del territorio pugliese. Insomma, i magistrati non appaiono allergici soltanto alla separazione delle carriere, ma anche alla divisione tra potere temporale e spirituale. Peraltro il canone 1210 del Codice di diritto canonico è molto chiaro: “Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e vietata qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo”. Dunque non è chiaro cosa sia venuto in mente alle diocesi coinvolte.
A rendere ancora più surreale la vicenda è il fatto che lo stato del Vaticano proprio nel 2020 ha riformato il suo sistema giudiziario prevedendo per la prima volta una separazione delle carriere tra magistratura requirente e quella giudicante. Un’anticipazione del principio poi introdotto con la riforma Nordio.
Il Foglio ha contattato Giuseppe Mastropasqua che, però, appena interpellato sulla questione, ha chiuso bruscamente la telefonata. A conferma dell’apertura al dialogo.