Più garanzie e meno carcere: il programma, non proprio meloniano, del ministro Nordio

Ermes Antonucci

Il Guardasigilli ha presentato le sue linee programmatiche al Senato: separazione delle carriere tra pm e giudici, stop alla gogna, riforma delle intercettazioni, meno carcere. Un piano così garantista da far impallidire Meloni

Quasi a rispondere alle critiche di chi lo rappresenta come una “foglia di fico” del governo Meloni, il Guardasigilli Carlo Nordio martedì è intervenuto alla commissione Giustizia del Senato per illustrare le sue linee programmatiche e, con parole ferme e chiare, ha presentato un programma così garantista da far impallidire la componente più forcaiola che sostiene la maggioranza: separazione delle carriere tra pm e giudici, rafforzamento della presunzione di innocenza, contrasto all’abuso della carcerazione preventiva, riforma delle intercettazioni, revisione dei reati che bloccano la Pubblica amministrazione e, soprattutto, più pene alternative al carcere.

 

Nordio ha ribadito che in questa prima fase la priorità sarà riposta sui provvedimenti “che possono avere un impatto favorevole sull’economia”. Inevitabili, quindi, i riferimenti alla semplificazione della legislazione e dell’organizzazione giudiziaria, alla razionalizzazione della spesa, alla digitalizzazione e alla riforma della giustizia civile, i cui decreti attuativi “verranno adottati entro il 30 giugno 2023”. Ma l’attenzione di Nordio si è poi concentrata sulla riforma della giustizia penale.  

 

Il Guardasigilli ha rilevato “contraddizioni insanabili”, che “vanno risolte”, adeguando il codice penale “ai princìpi costituzionali” e con la “completa attuazione” del codice Vassalli di procedura penale. Il primo principio costituzionale al centro dell’attenzione di Nordio è la presunzione di innocenza, che “è stato e continua a essere vulnerato in molti modi: l’uso eccessivo e strumentale delle intercettazioni; la loro oculata selezione, con la diffusione pilotata; l’azione penale che è diventata arbitraria e capricciosa; l’adozione della custodia cautelare come strumento di pressione investigativa; lo snaturamento dell’avviso di garanzia, diventata condanna mediatica anticipata e persino come strumento di estromissione degli avversari politici”. 

 

Sulla carcerazione preventiva, per Nordio “il paradosso più lacerante è che tanto è facile entrare oggi in prigione prima del processo, da presunti innocenti, quanto è facile uscirne dopo la condanna da colpevoli conclamati”. Tuttavia, proprio perché la custodia cautelare confligge con la presunzione di innocenza, “non può essere demandata al vaglio di un giudice singolo”

 

Netta la posizione del ministro anche sul tema intercettazioni: “In Italia il numero di intercettazioni è di gran lunga superiore alla media europea e ancor di più rispetto ai paesi anglosassoni. Il loro costo è elevatissimo, con centinaia di milioni di euro l’anno. Gran parte di queste si fanno sulla base di semplici sospetti e non concludono nulla”. Non solo, per il Guardasigilli esse “costituiscono un pericolo per la riservatezza e l’onore delle persone coinvolte, che spesso non sono nemmeno indagate, e la loro diffusione, talvolta selezionata e magari pilotata, costituisce uno strumento micidiale di delegittimazione personale e spesso politica”. “Ne proporremo una profonda revisione – ha promesso Nordio – e comunque vigileremo in modo rigoroso, e sottolineo rigoroso, su ogni diffusione che sia arbitraria o impropria”. 

 

Il ministro ha poi rilanciato la separazione delle carriere tra pm e giudici: “Non ha senso che il pm appartenga al medesimo ordine del giudice perché, in seguito all’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, svolge un ruolo diverso”.

 

Sull’esecuzione della pena, Nordio ha evidenziato che “la pena deve essere certa, eseguita, rapida e soprattutto proporzionata al crimine commesso”. “Certezza e rapidità della pena, tuttavia, non significano sempre e solo carcere”, ha subito puntualizzato, aggiungendo che per i reati minori “è meglio la concreta attuazione di una pena alternativa al carcere, che faccia comprendere al condannato il disvalore della sua condotta”.

 

Insomma, chi da Nordio si attendeva un colpo al garantismo e un altro al giustizialismo questa volta è rimasto deluso, forse a partire proprio da Meloni, che in serata si è definita “una garantista nella fase di celebrazione del processo e una giustizialista nella fase di esecuzione della pena”. Una formula al di fuori del perimetro costituzionale, che Nordio non si sognerebbe mai di sostenere.

 

Anche se ora, dal Guardasigilli, tutti si aspettano fatti.