Occhio al caso Gratteri

Ermes Antonucci

E’ normale che un pm sui social parli delle sue indagini in corso e si lamenti di come i giornali ne parlano? No

Nell’èra del processo mediatico e della gogna show, può accadere pure – senza che nessuno nelle istituzioni batta ciglio – che un pubblico ministero si lamenti pubblicamente dell’insufficiente attenzione riposta dagli organi di informazione nei confronti di un’indagine da lui portata avanti e per giunta ancora in corso. Protagonista dell’insolita lamentela è Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, ministro della Giustizia mancato del governo Renzi, e coordinatore della maxi operazione contro la ‘ndrangheta, ribattezzata “Rinascita-Scott”, lanciata giovedì scorso in tutta Italia, con numeri impressionanti: oltre 300 persone arrestate, 416 indagati, 13.500 pagine di ordinanza di custodia cautelare, 5 milioni di fotocopie delle ordinanze consegnate agli arrestati con camion blindati. Con modestia, è stato lo stesso Gratteri a definire l’indagine “la più grande operazione dopo il maxi processo di Palermo”, paragonandosi di fatto agli eroi antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

 

Visto il coinvolgimento anche di alcuni esponenti della politica nazionale, come l’ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli, la notizia della maxi retata ha conquistato l’apertura di tutti i siti di informazione per tutta la giornata di giovedì, con tanto di dirette video della conferenza stampa tenuta da Gratteri per snocciolare i numeri dell’inchiesta, poi ripresa anche dai principali telegiornali del Paese. L’ennesima conferenza stampa show, a cui l’Italia è da tempo abituata, in cui i pubblici ministeri illustrano in pompa magna agli organi di informazione i contenuti delle loro indagini, rappresentando come dei colpevoli già accertati le persone indagate e arrestate, anche se queste molto spesso vengono poi scagionate nelle fasi successive dell’indagine o del processo (però nel silenzio dei media). Indagini che, in questo caso, sono peraltro ancora in corso, se è vero, come dichiarato dallo stesso Gratteri, che la procura è stata costretta ad anticipare il blitz che ha portato agli arresti per una fuga di notizie. Come se non bastasse, nella conferenza stampa il procuratore di Catanzaro ha anche confidato lo spirito (singolare) che per due anni lo ha spinto a portare avanti l’inchiesta: “Il giorno del mio insediamento ho pensato di smontare la Calabria come un treno Lego, e poi rimontarla piano piano”.

 

E’ normale che un pm tenga una conferenza stampa per illustrare ai media i dettagli di un’indagine ancora in corso, e che ancora non è stata neanche valutata in sede di udienza preliminare, né tantomeno nel processo? E’ normale che le persone indagate o destinatarie di provvedimenti di custodia cautelare siano messi alla berlina, senza possibilità di difesa, pur essendo soltanto indagate? E’ normale che un magistrato dichiari di voler “smontare come un Lego” un’intera regione, per poi rimontarla? E c’entra qualcosa questo desiderio di smontare come un Lego la regione Calabria con l’indagine, ad esempio, lanciata mesi fa da Gratteri nei confronti del governatore Mario Oliverio, poi bocciata in sede cautelare dalla Cassazione per la “mancanza di gravità indiziaria” e per il “chiaro pregiudizio accusatorio”?

 

Non abbiamo fatto in tempo a porci queste domande che Gratteri ha deciso di rendere ancor più paradossali i contorni della vicenda. Il giorno dopo il blitz anti ‘ndrangheta, infatti, il procuratore si è lamentato sui propri profili social dello scarso risalto dato dai quotidiani all’inchiesta: “‘Ndrangheta, la maxi-operazione scompare dalle prime pagine dei grandi giornali: niente su Stampa e Repubblica, un box sul Corriere”, ha twittato Gratteri rilanciando un articolo pubblicato dal Fatto quotidiano.

  

  

Successivamente si è presentato in televisione, ospite di Maria Latella a SkyTg24, per ribadire la sua delusione mediatica: “I giornali nazionali hanno boicottato la notizia”, ha detto Gratteri, ricordando che “il Corriere della Sera ha portato la notizia in 20esima pagina, Repubblica e La Stampa verso la 15-16esima, mentre Il Fatto quotidiano l’ha riportata in prima pagina, come Avvenire e il Manifesto”. Insomma, l’apertura per un giorno intero di tutti i siti di informazione con la notizia dell’inchiesta non bastava: per Gratteri i quotidiani avrebbero dovuto dedicare alla sua inchiesta prime pagine e ampi spazi anche il giorno successivo, come se la gogna sia l’unico modo per riportare le notizie di cronaca giudiziaria. Non pago, il procuratore ha anche avanzato alcune ipotesi allusive sui motivi che hanno spinto i giornali a questa decisione: “Il perché non lo so, andrebbe chiesto ai direttori dei giornali. Fossi stato il proprietario di questi giornali mi sarei preoccupato, avrei chiesto”.

Diventa così inevitabile aggiungere un’altra domanda a quelle precedenti: è normale che un pm stia sui social network a parlare delle sue indagini (in corso) e a lamentarsi di come i giornali parlano di queste indagini? Il Consiglio superiore della magistratura, se ancora vivo, forse dovrebbe fornire delle risposte.

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