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“Prosciolto ma massacrato da pm e giornali, ora chiudo l’azienda”. Parla Andrea Bulgarella

“Con la comunicazione oggi si distruggono le imprese e gli uomini”, dice l’imprenditore trapanese travolto da un’accusa infamante, poi smentita dai giudici, ma vittima della gogna mediatico-giudiziaria

26 Giugno 2019 alle 06:00

“Pm e giornali mi hanno massacrato, ma non si possono distruggere uomini, aziende e territori in questo modo. Ora voglio smettere, ma voglio anche portare avanti una lotta per far capire a tutti che la Sicilia non è come viene dipinta e che nel mio lavoro non siamo tutti disonesti, ma c’è gente che lavora”. A parlare è l’imprenditore trapanese Andrea Bulgarella, a capo di un gruppo attivo da oltre 120 anni nel settore alberghiero e delle costruzioni. E’ lui il protagonista della terza puntata de “I dannati della gogna”, la docu-serie targata Il Foglio dedicata alle vittime della gogna mediatico-giudiziaria.

  

Dopo aver abbandonato la Sicilia per le minacce della mafia, nel 2015 Bulgarella è stato travolto da un’accusa di riciclaggio con aggravante mafiosa, avanzata dalla Dda di Firenze, che ha cambiato per sempre la sua vita. L’accusa di mafia è stata archiviata tre anni dopo, e pochi giorni fa anche l’accusa di riciclaggio è stata definitivamente smentita dai giudici. L’imprenditore racconta le gravi conseguenze subite in questi anni sul piano personale, sociale ed economico a causa della vicenda.

  

“La mafia non fa bene alla Sicilia, quindi io non mi sono mai rivolto alla mafia – racconta Bulgarella – L’ho sempre contrastata e nessuno mi può dire nulla. Ho subito dei danni, anche gravi. Nessuno mi ha difeso, anche le istituzioni, che negli anni ’80-’90 non esistevano. Ero amico di Germanà, del colonnello Dell’Anna, di Cassarà, ho conosciuto Falcone, Borsellino. Ero dalla parte delle istituzioni e glielo manifestavo in qualsiasi occasione”.

  

Nonostante però le accuse avanzate dalla Dda di Firenze fossero ancora da dimostrare, gli organi di informazione misero alla gogna Bulgarella, definendolo addirittura il “costruttore che aiuta Messina Denaro”: “Non si può distruggere un uomo, un’azienda e anche un territorio in questo modo – ribatte ora Bulgarella – Hanno detto bugie e con la comunicazione oggi si distruggono le imprese e gli uomini. Perché quando un pm ti accusa di queste cose e i giornali lo riportano, hai terra bruciata su tutto. Le banche hanno l’occasione per tagliarti fuori e ti fanno un’istanza di fallimento. Va a finire che se non sei veramente sano, se non lotti notte e giorno, ti fanno anche fallire”.

  

“In un Paese democratico l’informazione è la cosa più importante. Ma quando l’informazione è sbagliata allora è un danno enorme per il Paese. Ci sono magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine che sono degli eroi, ma alcuni non sanno cosa fare per andare sui giornali, così a volte fanno pagare il prezzo a persone perbene, ad aziende vere. Aziende che hanno una storia, che hanno fatto un percorso anche per mantenere decine e decine di famiglie”.

  

Nella video-intervista Bulgarella racconta anche i danni economici subiti a causa della vicenda: “Ho perso tutte le commesse e ho grandi difficoltà. Con il lavoro più importante, le Due Torri di Pisa, da tre anni non riesco ad avere il rinnovo della concessione. Ancora peggio con le banche. Non riesco ancora ad aprire un conto corrente in attivo”. “Ora voglio smettere. Se hanno la forza, continuano i miei dipendenti. Ma voglio anche portare avanti una lotta per far capire a tutti, anche ai giornalisti, che la Sicilia non è come viene dipinta e che nel mio lavoro non siamo tutti disonesti, ma c’è gente che lavora”.

    

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Ermes Antonucci

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