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i Dannati della gogna

“Io arrestato e poi assolto, la gogna ha ucciso mia moglie”. Parla Giovanni Novi

Le parole del protagonista di uno dei più gravi errori giudiziari della storia italiana: “Cancellare la prescrizione è ingiustizia. Una persona può essere messa nel tritacarne a vita. E non venirne più fuori anche se innocente”

19 Giugno 2019 alle 06:00

“Quello che mi è dispiaciuto più di tutto è che mia moglie, poveretta, quando sono stato assolto, non c’era più”. Il protagonista della seconda puntata dei Dannati della gogna, la docu-serie targata Il Foglio dedicata alle vittime della gogna mediatico-giudiziaria, si chiama Giovanni Novi. Cofondatore della Burke e Novi, una delle più importanti agenzie di brokeraggio marittimo, e Cavaliere del Lavoro, dal 2004 al 2008 Novi è stato presidente dell’Autorità portuale di Genova. Proprio nel 2008, il giorno prima di terminare il suo incarico, fu travolto da un’inchiesta che si è poi rivelata essere uno dei più gravi errori giudiziari della storia italiana. Fu accusato di una serie infinita di reati riguardanti la gestione dei terminal del porto di Genova. Gli arresti domiciliari gli furono notificati davanti a giornalisti e fotografi. Di fronte a questa scena la moglie, già malata, crollò e non si riprese mai più, morendo in ospedale. Sei anni dopo Novi venne assolto in via definitiva da tutte le accuse.

    

Intervistato da Ermes Antonucci, Novi racconta le tappe del suo calvario mediatico-giudiziario, a partire dall’arresto davanti ai riflettori, costata la vita alla moglie. Nel mezzo la gogna mediatica: “Tutto finiva sui giornali, qualsiasi intercettazione che nulla aveva a che fare con il processo. Questi casi all’estero non capitano. Faccio un esempio: in Inghilterra, se un giornalista si azzardasse a dare ai giornali una conversazione intercettata, andrebbe in galera. Non è possibile, non si può. Qui invece veniva pubblicato tutto quanto”.

   

Il calvario giudiziario di Mori e De Donno: “Continueremo a combattere”

Per anni hanno combattuto Cosa Nostra, anche al fianco di Falcone e Borsellino. Poi il processo sulla cosiddetta trattativa e la gogna, “frutto di un rapporto insano e assolutamente illegittimo tra giornalismo e magistrati”

   

Il pubblico ministero lo accusò in tutto di addirittura tredici reati, senza mai interrogarlo: “Non si è mai premurato di chiedermi qualcosa. Se mi avesse chiesto qualcosa sarebbe caduto tutto perché gli avrei spiegato come stavano le cose, ma non l’ha fatto. Evidentemente aveva voglia di farsi pubblicità”.

    

Venne assolto definitivamente dopo sei anni. E pensare che il governo gialloverde ora ha cancellato la prescrizione a partire dal 2020. La vicenda che travolse Novi sarebbe potuta durare anche 20 anni: “Cancellare la prescrizione mi sembra una grossa ingiustizia, perché una persona può essere messa nel tritacarne per tutta la vita. E non venirne più fuori ed essere innocente, che è la cosa più grave”.

Ermes Antonucci

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Commenti all'articolo

  • philipveterus

    21 Giugno 2019 - 09:09

    Non è finita. Come per i magistrati dello scandalo Tortora anche per questi arriverà l'avanzamento di carriera. Io credo che vengano ignorate le conseguenze negative che si hanno su un intero corpo sociale determinate dallo stato di frustrazione e di impotenza di comportamenti simili da parte delle istituzioni. Il fatto che comportamenti simili non vengano sanzionati genera il massimo della sfiducia dei cittadini i quali percepiscono solamente che c'è qualcuno che è più uguale di fronte alla legge di qualcun altro. Sono anni che si dice di riformare la giustizia e regolarmente, passato il momento caldo, tutto si riassorbe. Per finire: quando la separazione, oltre che delle carriere fra magistrati, anche della stampa dai pubblici ministeri?

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  • luigi.desa

    19 Giugno 2019 - 13:01

    Quando un imputato è assolto in via definitiva dovrebbe sporgere querela avverso il pm ,che in via del tutto ipotetica lo ha messo alla gogna,per calunnia e chiedere risarcimento al ministero di giustizia ( c'è un art. della costituzione ) per danni morali e materiali. La corte di giustizia europea dovrebbe essere pi molto più severa e sanzionare tali comportamenti con multe alla stato fellone da fargli passare il vizio.luigidesanris

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    • gesmat@tiscali.it

      gesmat

      19 Giugno 2019 - 17:05

      Perchè parlare di stato fellone. Quando il fellone. o meglio il delinquente o farabutto è il pubblico ministero? Sono anni che si parla della superficialità, dell'arroganza, della malafede. del carrierismo, dell'irresponsabilità dei magistrati e ancora devo sentir parlare di stato fellone. Come contribuente non ho nessuna voglia di pagare per la disonestà degli altri, magistrati compresi. Non vogliono pagare per i loro errori? Vadano a zappare. I laureati in legge in attesa di un lavoro ben retribuito sono decine di migliaia.

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