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La difesa non è sempre legittima. Il caso del tabaccaio di Ivrea

Un tentativo di rapina finisce con la morte di uno dei tre rapinatori. Ora i magistrati indagano per eccesso colposo di legittima difesa

7 Giugno 2019 alle 17:24

La difesa non è sempre legittima. Il caso del tabaccaio di Ivrea

Deputati leghisti alla Camera durante la discussione della proposta di legge sulla legittima difesa. Foto LaPresse

Un tabaccaio di Ivrea, Marcellino Iachi Bonvin, ha sparato a tre rapinatori che stavano forzando l’ingresso del suo negozio e ne ha ucciso uno. Il magistrato ha aperto un’inchiesta per eccesso colposo di legittima difesa, per consentire al tabaccaio di essere assistito da un avvocato, ma solo all’esito dell’indagine deciderà se incriminarlo. Non c’è alcun accanimento, probabilmente non si arriverà all’incriminazione, anche per effetto della nuova normativa, ma probabilmente sarebbe finita allo stesso modo anche con la legge precedente. Però è giusto che un’indagine ci sia, perché non è vero, come dice la propaganda di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni, che “la difesa è sempre legittima”. Un’affermazione di questo genere legittimerebbe automaticamente anche comportamenti inaccettabili e comunque è doveroso accertare che si sia trattato di difesa (il che in questo caso, che riguarda un commerciante che aveva già subito altre sette rapine, sembra indiscutibile).

          

        

Il pericolo dell’atteggiamento “securitario” consiste proprio in questo, nel promuovere campagne che, partendo dal diritto alla sicurezza, che è indiscutibile, o dalla sensazione di maggiore insicurezza, che invece è infondata, porta a generare paure e tensioni che poi si incanalano verso specifiche categorie, attraverso generalizzazioni che sconfinano nella xenofobia. E’ il caso della relazione tra immigrazione e criminalità, che viene data come certa nei tono tribunizi dei securitari, ma che non ha un fondamento nei dati statistici, come è stato dimostrato da documentate analisi della magistratura. Il principale fattore di criminalità in Italia, e non solo, sono le mafie, che hanno purtroppo da noi radici profondamente nazionali, anche se ora anche in questo campo si assiste a fenomeni di “globalizzazione”. Che gli immigrati disoccupati abbiano un tasso di criminalità superiore a quello medio è vero, ma nessuno direbbe che la disoccupazione è sinonimo di criminalità. Naturalmente anche gli eccessi di permissivismo sono altrettanto criticabili di quelli di segno opposto. I casi di criminali (immigrati o no non importa) non arrestati per cavilli discutibili e poi colpevoli di altri reati violenti non sono numerosi, ma servono ad argomentare campagne che così acquisiscono una certa credibilità. La sicurezza è un tema delicato, che va gestito con energia ed equilibrio. Farla diventare il terreno di uno scomposto confronto fra fondamentalismi rende più difficile garantirla.

Redazione

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  • joepelikan

    07 Giugno 2019 - 19:07

    Cara redazione, due osservazioni. La legittima difesa non è solo un fatto securitario, è un fatto di difesa della dignità umana che solo uno stato di polizia può negare. In fatto di immigrazione continuate a negare la realtà. Quali sarebbero questi famosi studi? I dati ci dicono che la popolazione immigrata ha un tasso di detenzione triplo rispetto ai nativi e un tasso di criminosità pari a tre volte i nativi per i regolari e sei volte per gli irregolari.

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  • Mario 1

    07 Giugno 2019 - 18:06

    La legge serve ed è utile è ovvio che poi il magistrato dovrà avere le prove che si tratta di difesa , esempio che non sia un omicidio pre meditato, ma se uno varca i confini di casa o di un negozio con scasso non c'è molto da accertare altrimenti chiamiamola legittimo furto.

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