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L'amore ci farà a pezzi di nuovo

Marco Pantani, i Joy Division, le Dolomiti, una radio che unisce i monti a una casa la sera di un San Valentino che non verrà mai più dimenticato. Un racconto

14 Febbraio 2020 alle 11:02

L'amore ci farà a pezzi di nuovo

illustrazione di Enrico Cicchetti

Il 27 maggio 2000 le cime delle Dolomiti sembravano trafiggere il sole. Una bava di vento da nord aveva sgombrato il cielo che azzurro colmava gli spazi che i cucuzzoli alpini e le fronde degli abeti lasciavano liberi. Era tutto un luccichio di colori la strada che si aggomitolava verso la cima del Passo Sella. Quei luoghi solo due anni prima avevano visto un ballo a due verso l'ignoto: Pantani e Guerini che ondeggiavano uno avanti all'altro nella disperata ricerca di un ribaltamento di scena, di un coup de théâtre perfettamente riuscito.

 

Due anni lontani una vita. Perché su quel passo che aveva celebrato lo straordinario, nulla sembrava essere lo stesso.

 

I ciclisti passavano a orde e comitive, ma di quel ragazzo pelato non c'era traccia.

 

Tra i tanti che avevano occupato i clivi montani, c'era un ragazzino che aveva una maglia gialla, perché il giallo allora era il colore del ciclismo. Quel ragazzino aveva applaudito tutti i corridori, ma ancora non il campione che aveva iniziato ad amare 6 anni prima. Quando lo vide arrivare era lontanissimo dai primi, già battuto, sconfitto, avvilito. Eppure non importava. Nulla contava se non quel momento. Si mise a corrergli affianco. Per centinaia di metri. In silenzio. Poi un "forza Marco", sussurrato. Gli occhi di Pantani, persi nel vuoto, trovarono una luce, si voltarono a guardarlo. Nel suo viso triste apparve un sorriso. Un attimo che si perse subito nella grandezza dei monti.

 

Il ragazzino si fermò. Pantani continuò a pedalare piano. Fu allora che da una radio a bordo strada il ragazzino iniziò a sentire una chitarra graffiare, una batteria rullare, una tastiera inneggiare un motivetto. E una voce triste suggerire alla montagna che "Love will tear us apart again".

 

 

Nemmeno quattro anni dopo, la stessa melodia e la stessa voce uscirono da un'autoradio che tornava da un matrimonio. Quel ragazzino diventato ragazzo pensò che sposarsi il 14 febbraio, a San Valentino, era stucchevole. La radio sembrò dargli ragione.

 

Ian Curtis smise di cantare la sua disperazione. L'autoradio si spense. Il ragazzo rientrò a casa. Uno squillo. Una voce che ben conosceva: "Guarda il tg". La tv che si illuminò. Lettere in sovraimpressione, una frase che non capiva, che non sembrava vera: "È morto Marco Pantani".

 

Il ragazzo capì che era vero, dannatamente vero: l'amore ci farà a pezzi di nuovo.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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