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Di fango, amore e biciclette. Trovarsi e ritrovarsi all'Eroica

Due lettere dal passato, due persone che si incontrano tra gli sterrati toscani mentre altre settemila biciclette pedalano attorno a Gaiole

8 Ottobre 2018 alle 18:34

Di fango, amore e biciclette. Trovarsi e ritrovarsi all'Eroica

Foto di Giovanni Battistuzzi

Gaiole in Chianti. C'era un uomo e la sua bicicletta. C'era un'Italia che era uscita da giorni dalla Prima Guerra mondiale, un fronte che non c'era più, un viaggio da fare. C'era un luogo chiamato casa centinaia di chilometri più in giù, pianure e montagne e colline da superare, una donna da riabbracciare. C'era una lettera già in marcia e due ruote che iniziavano a marciare. "Amore mio amore, a giorni partirò da Treviso. Sono stanco ma ho una voglia incredibile di riabbracciarti. La mia fida bicicletta mi condurrà tra le tue braccia". Firmato Antonio. Due anni tra i fanti in bicicletta, a trasportar mitragliatrici su strade di sassi, polvere e fango a salire e scendere per le montagne. E poi altre strade, questa volta pacifiche, da percorrere per raggiungere Roma. Quelle che aveva attraversato per anni corsa dopo corsa, nessuna vittoria, ma qualche traguardo volante buono per portare a casa qualche soldo e qualche cosa da mangiare. Antonio Turazza le gare in bicicletta le abbandonò una volta tornato nella Capitale, le biciclette mai. Un'officina nel centro di Roma, una vita con le mani sporche di grasso di catena e il suo amore, Francesca, accanto. Un cartolina saltata fuori in un mercatino di libri usati, una storia di strade terrose e biciclette.

 

C'era un altro uomo e un'altra bicicletta. C'era un'Italia che si stava ricostruendo dopo un'altra guerra, sempre mondiale, la Seconda. C'era un paese lasciato per un lavoro lontano, svizzero, due anni di fatiche e di risparmi che volevano dire casa, ossia "finalmente lasciamo la baracca". C'era una data, sette aprile 1950 e c'era un nome, Martina. C'era un altro viaggio, sempre a pedali, gli stessi che avevano visto nascere l'amore. "Sulla mia bicicletta ti ho incontrato, ti ho portato in giro, ora la mia bicicletta mi porterà da te". Firmato Paolo. Un viaggio in treno in meno, una stanza in più, lì alla periferia di Perugia, lì da dove era partito a cercare fortuna. Una settimana a pedalare per campagne "per ottocento chilometri che non finivano più tra polvere e fango e una fame che metà ne bastava, ma avevo ventidue anni e la voglia di rivedere quella che sarebbe divenuta mia moglie". Viaggio di nozze? "Quale viaggio di nozze! Costruimmo la casa e poi ci concedemmo due giorni sul lago Trasimeno, ovviamente in bicicletta, mai avuto la patente. Al ritorno piovve. Ritornammo coperti di fango, ma è stato il fango più dolce della mia vita".

 

C'è ancora un altro uomo e un'altra bicicletta. Ma sono tempi recenti, anche se quelle due ruote hanno attraversato mezzo secolo e hanno abbandonato ancora una volta la quiete dell'asfalto per rotolare sulle strade sperdute della Toscana. Marco è il terzo anno che si fa mezza Italia per venire qui, per pedalare all'Eroica, il terzo anno che tornerà a casa pieno di fango. Ma il fango per lui è un volto sorridente, un'apparizione, un suono francese, Alizé. Ne sentì il nome mentre l'acqua gli si rovesciata a secchiate sulla testa, mentre tutto attorno a lui le strade che si ostinano a chiamare bianche assumevano tutte le tonalità dell'ocra e la sua maglia pure. Ne vide il profilo mentre le ciocche di capelli le si attaccavano al viso macchiato dalla terra che  saliva dalle ruote. "Capii in quel momento che era tutto ciò che sognavo da anni". Fu conoscenza a pedali, ma la bicicletta è mezzo strano, avvicina piano punti distanti, ma ci vuole costanza, impegno, soprattutto passione. E Marco e Alizé si rincorsero un anno, il tempo di vedere l'inverno, ritrovare la primavera, godersi l'estate e riaffacciarsi all'autunno. Il tempo di un nuovo giro tra le colline del Chianti. "Ero sceso a Gaiole con l'intenzione di fare l'Eroica vera, i 209 chilometri. Mi ero preparato, allenato, volevo scoprire le Crete senesi, arrampicarmi per Montalcino", e invece nulla di tutto questo. "Perché sono arrivata io, gli ho scombussolato i programmi", sorride Alizé.

 

L'Eroica ha fatto tornare la polvere nel ciclismo

Per anni era stata confinata al nord, sulle strade che portano a Roubaix. Poi è tornata in auge. Merito della mattata di 92 uomini in bicicletta

 

Venti mesi prima di quel giorno era partita da Nantes direzione Firenze. Un post dottorato, l'occasione buona per conoscere un po' l'Italia. In Francia non aveva mai pedalato, scoprì la bicicletta lungo l'Arno. "Poi due amici mi proposero di andare all'Eroica e ho scoperto questo mondo". Dodici mesi dopo il primo ritorno. "Ero tornata a vivere in Francia, a casa mia, perché dovevo finire il progetto che avevo iniziato in Italia. Ero tornata qualche volta, ma giusto il tempo di un saluto agli amici e un salto in biblioteca. In uno di queste gli amici scendevano a Gaiole e li ho seguiti. Non mi ero neppure iscritta, mi sono imbucata direttamente sul percorso". Le loro strade si incontrarono il sabato sera prima della corsa, davanti a una birra. Marco decise che per i 209 chilometri aveva una vita davanti, d'altra parte aspettava Alizé da un anno. Alizé decise che Marco era simpatico, non era poi male, "anche se non lo aspettavo da un anno". Marco sorride, ora, un po' meno un anno fa, ma tant'è, "è andata alla grande lo stesso".

 

Gli amici di Alizé fecero la loro Eroica, Marco e Alizé pure, ma seguendo altri tempi, altre strade, un percorso pieno di chiacchiere. Da Gaiole se ne andarono assieme e assieme rimasero. "E chi l'avrebbe mai detto, ero partito da casa per farmi un giro in bicicletta e ho trovato lei". Sorride e lei con lui. Marco si avvia per il suo terzo giretto toscano, sale sulla bicicletta saluta e manda un bacio. Alizé rimane lì accanto all'auto, lo saluta con il suo polso ingessato. "Sono caduta sei mesi fa e mi sono rotta il polso, ho dovuto operarmi di nuovo due settimane fa, c'avevo un po' di ferro da togliere". Poco male, "almeno mi evito il fango".

 

Le gocce smettono di cadere, il cielo si apre e un timido sole si affaccia. Settemila e cinquecento persone pedalano tra le colline del Chianti, alcuni si spingono giù oltre i vigneti di Montalcino, esplorano le Crete senesi e si riaffacciano a Gaiole. Forse tra loro ci saranno altre due Marco e Alizé, forse già ci sono, forse si sono appena incontrati.

 

Intanto Marco arriva al traguardo quasi per niente infangato, bacia la sua Alizé, le dona un pezzo di Eroica, la sua medaglia. Un ragazzo e una ragazza arrivano pochi minuti dopo di loro. Lei ha qualche escoriazione sulla gamba destra, lui la sorregge. "Ci siamo incontrati oggi", dicono imbarazzati. Poi si dileguano.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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