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A Valence Sagan condanna Schär al suo destino di grande sconfitto

A sud di una delle zone vinicole migliori di Francia l'elvetico della Bmc tenta un'impossibile resistenza alla legge del gruppo. Allo sprint lo slovacco supera Kristoff e Démare. Terzo successo al Tour de France 2018

20 Luglio 2018 alle 18:31

A Valence Sagan condanna Schär al suo destino di grande sconfitto

Foto LaPresse

Discendendo la valle del Rodano verso Valence è quasi un peccato pedalare veloce come ha fatto il Tour de France. Ci si dovrebbe fermare, magari girovagare un po' più a nord, verso le colline dell'Hermitage. Lì dove ci sono vigne e boschi e casali e l'aria è fresca che viene da ringraziare il Signore per tutto quel bendidìo. C'era finito un tal Sterimberg, cavaliere di ritorno dalle crociate e ci aveva costruito un eremo al limitare del vecchio borgo romano. C'erano già le vigne, poche e tutte di Marsanne, bianco autoctono. Dovettero aspettare l'inizio del Novecento per impiantarci Syrah, rosso, e Roussanne, bianco. E venne fuori che lì crescevano assai bene a tal punto che reggevano benissimo all'invecchiamento.

 

D'altra parte la zona di Valence è zona di pazienza e di lunga speranza di vita. Dicono che si vive a lungo perché l'aria è buona e si beve bene. Dicono che si vive a lungo perché non c'è solo burro ma anche dell'olio di oliva e perché la Marsanne fa bene al cuore. Dicono tante cose, anche che si vive a lungo perché "la gente è tranquilla, sa che la vita è fatica e che ci vuole pazienza", o almeno così scriveva Paul-Jacques Bonzon.

 

E di pazienza ne ha e ne ha avuta Michael Schär, svizzero da fatica della BMC, uno che ha vinto sempre poco e ha fatto sempre vincere molto. Uno che ha esultato e spesso nelle cronometro a squadre perché "in questa specialità è un fuoriclasse, uno che batte il ritmo come pochi", ha detto il suo general manager Jim Ochowicz. Verso Valence si è messo davanti che era mattina e ha tirato gli avanguardisti per chilometri e chilometri faccia al vento e quando era ormai certo che sarebbero stati ripresi non si è messo il cuore in pace e ha provato l'impossibile tutto solo in testa al Tour. E' andata male, energie consumate al sole francese. Ma tant'è. Che è questo il destino degli Schär. Energumeni elevetici, muli da fatica e pochi allori. Anche suo padre era così. Corridore che faticava per i compagni negli anni Settanta e che, almeno per uno tra i suoi capitani di allora Ferdinand Bracke, lui sì corridore di pedigree, "quando si metteva in testa si faceva fatica a stargli dietro tanto andava forte". Il problema "è che faticava tanto e troppo distante dall'arrivo".

 


Foto LaPresse


 

La genetica di Michael Schär è la stessa del padre, il destino non poteva essere differente: quello di esaurirsi prima che l'arrivo si palesasse davanti ai suoi occhi. Lo svizzero viene ripreso ai sei dall'arrivo, quando le squadre dei pochi velocisti superstiti hanno deciso che non era più tempo per essere inseguitori e lo sprint andava preparato per bene. C'ha provato la Groupama - FDJ a preparare il terreno per Arnaud Démare, c'ha provato Alexander Kristoff a ritrasformarsi in vincente. Poi è arrivato Peter Sagan e ha lasciato ancora una volta tutti dietro.

 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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